Così titola l'Avvenire domenica 15 ottobre nella rubrica Catholica l'articolo a cura di Stefania Careddu.
"Abitare è diverso da fuggire, esodare, allontanarsi o accettare passivamente. Significa piuttosto sentirsi parte: è un verbo che chiama la responsabilità" queste le parole di P. Paolo Benanti, teologo moralista, docente all'Università Gregoriana. Al termine della sua esposizione, in cui ha messo in evidenza tutti i pregiudizi che generano conflitto, P. Benanti ha invitato a guardare il volto di Cristo misericordioso che disarma le mani dei giustizieri dell'adultera i cui principi diventano sassi con cui uccidere.
Ma non basta avere solo strumenti interpretativi per gestire i conflitti, occorre anche il coraggio dei profeti che "ci insegnano a resistere ad un certo fatalismo e alla tentazione di dire che le cose non si possono cambiare" così P. Jean Louis Ska, docente al Pontificio Istituto Biblico. "Il profeta non teme l'impopolarità, è capaci di elevarsi al di sopra delle discussioni comuni, è critico e libero". Gli stessi concetti sono stati espressi dalla Prof.ssa Donatelle Abignente che ha trattato della speranza in un mondo di conflitti. La via della speranza si apre con l'incarnazione di Gesù, la sua vita solidale con gli uomini  e la sua morte e resurrezione. Non si può separare la Pasqua dalle beatitudini.
I conflitti hanno sempre accompagnato la vita della chiesa, ne è testimonianza il racconto del Concilio di Gerusalemme in Atti 15; la risoluzione del conflitto nasce da Pietro che attraverso il dialogo mette le condizioni per il suo superamento. Speranza è quindi aprire sentieri di dialogo.
Convegno2017Le piste dell'inchiesta, ha osservato Francesca Sacchi Lodispoto, segretaria nazionale, ci toccano nel nostro quotidiano: possono essere motivo di sconforto e di impotenza o possono divenire occasioni di conversione e speranza. E' necessario e urgente "invertire la rotta e globalizzare la speranza" ha affermato Serena Grechi, Responsabile nazionale, mettendo l'accento sulla necessità di "abitare i conflitti, affrontarli per avviare processi di riconciliazione".
Del resto, ha affermato l'Assistente nazionale P. Licio Prati "il compito che la chiesa italiana si è assunto al convegno ecclesiale di Firenze è quello di lavorare perchè nasca un'umanità nuova: siamo invitati a non fare teorie sull'uomo, ma a trasformare noi stessi in persone nuove che si lasciano guidare dai sentimenti di Dio e non dalle paure o dalle convinzioni personali".  (Leggi la rassegna stampa)