Reggio CAlabriaPadre Carmelo Giuffrida - Reggio Calabria, 19 maggio 2018
I segni della presenza di Dio nella storia! Credo che sia più opportuno dire: in che modo gli esseri umani riconoscono la presenza di Dio nella loro storia, nella loro esperienza di vita. Meglio ancora in che maniera gli esseri umani riconoscono un'esperienza autentica di Dio nella loro storia, cioè riescono a “fare un discernimento” per capire se è il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe, che sta intervenendo nella storia in quel modo, o piuttosto è una proiezione di se stessi, e quindi la creazione di un idolo. Molte volte noi ci illudiamo di servire Dio, siamo convinti di servire Dio nella storia, ma in realtà stiamo servendo noi stessi. Il che significa che ci ritroveremo sempre con le mani vuote, con la cenere nelle mani. È la delusione: come mai, perché? Dio ci ha abbandonati? Faremo questo ripercorrendo alcuni episodi della parola di Dio. E partiamo dalle origini.
Quando il sesto giorno Dio crea l'uomo, sappiamo che lo crea a sua immagine e somiglianza; l'immagine è l'identità, l'immagine dice un'appartenenza, un legame: se io andassi a Catania e qualcuno mi vede passeggiare, potrebbe dire: Guarda quel tizio somiglia a Gaetano Giuffrida, mio padre. Somiglianza no!
Somiglianza è in relazione alla cultura che io ho ricevuto, la cultura non in senso intellettuale ma l’istruzione che io ho ricevuto da mio padre e che implica una mia libertà ad accoglierla.
Cosa succede? che Dio rende l'umanità, data da Adamo ed Eva, rende l'umanità padrona, signora, del Creato intero. Come se tutto il lavoro amoroso di Dio nel creare il cielo, le stelle, i mari, sia stato creato per rendere quest'uomo, questa donna, questa umanità, felice nel paradiso terrestre. È felice perché? non tanto perché gode di un bene ma perché questo bene creato per lui, cioè si sente amato, si sente protagonista di un dono d'amore che viene dall'alto, un dono di amore che ha come sua principale fonte e origine il dono stesso della vita.
Adamo ed Eva vuol dire “Io sono, io esisto”, vuol dire “Io”; c'è qualcosa però; di tutto voi avete signoria tranne della vita, tranne del bene totale. Dio riserva a sé la vita e riserva a sé il male, e non per un atto di egoismo, perché la vita è lui, e lui è il bene, e ogni vita e ogni bene procedono da lui.
Quindi la vita può essere ricevuta dagli esseri umani soltanto come un dono; non c'è altra possibilità per l'uomo, per l'umanità, di ricevere la vita se non come un dono: non si può dare la vita da sé stesso; tutto è espressione di questo amore che Dio ha per l'umanità.
Ma cosa succede? Leggo dal testo: Allora la donna vide che l'albero della vita, del bene e del male, era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare sapienza. La donna vide che l'albero era buono, la vita bella da gustare: la vita va gustata, va assaporata, va presa a morsi come si prende a morsi un frutto saporito. Gradevole agli occhi, la vita va contemplata, va ammirata, la vita è qualcosa che dà gusto, è buona, c'è una bontà in sé. Ma la vita è anche bella e va assaporata e contemplata nella sua bellezza. E poi “desiderabile per acquistare saggezza”; questo “desiderabile per acquistare saggezza” è una possibile traduzione del testo ebraico, ed è la traduzione che usavano i greci nella versione dei Settanta e poi in seguito venne trasportata da Girolamo, dagli autori latini, nella vulgata latina. Ma c'è un'altra possibile traduzione del testo ebraico, dove Eva dopo aver detto che il frutto è buono da mangiare e bello da contemplare, ne prende, dice, per “autorealizzarsi”. E là sta il guaio! “Autorealizzarsi”, trovare una realizzazione in se stessa, rescindere il legame con l'origine, scindere il legame con la vita come dono, scindere il legame con la bontà come dono, con la bellezza come dono; cioè farsi autonoma dalla fonte della vita; farsi autonoma dalla fonte della vita significa acquisire potere, potere su se stessa e potere su tutto: sulla vita, sulla bellezza, e sulla bontà.
Capite che tagliare i ponti con la fonte della vita, rescindere con la fonte della bellezza, significa provare a trovare una origine in sé stessi. Ma la nostra origine non è in noi stessi, è in Dio, e chi taglia questo mette la sua origine nel nulla. Mettendo la sua origine nel nulla tutto il suo desiderio di acquistare potere trova la sua pienezza, il suo fine, la sua realizzazione nel nulla. Se io dal nulla provengo nel nulla finisco. Questo è il “peccato originale”.
Il peccato originale non è altro che un desiderio di potere, un desiderio di dominio, che spezza i ponti che sono relazioni con la mia origine e con tutto ciò che la mia origine mi offre come dono: vita, bellezza, bontà. Vivo la mia esistenza non in una relazione di dialogo e di dono, ma vivo la mia esistenza cercando di avere il potere su tutto.
La conseguenza dicono molti autori è la punizione, vengono cacciati dal paradiso. In realtà non è una punizione: quando il figlio si emancipa dai genitori, il figlio va via da casa; il figlio va via da casa perché se la sua origine ora è in se stesso, sia lui a gestire la sua vita, e poiché Dio è amore, e l'amore non può essere costrizione perché un amore che si renda costrizione diventa un abuso sessuale, amoroso, stupro, virtuale se volete; l'amore è libertà, è una scelta e nessuno nemmeno Dio può intervenire nella libertà di ciascuno di noi.
Vediamo cosa succede. Dio come ogni padre però non abbandona il figlio; è bella la scena quando ad Adamo ed Eva dice “Ora che ti sei scoperto che sei nudo ecco delle tuniche di pelle perché tu ti possa proteggere”. Inizia una avventura dove Dio continua a dare queste tuniche di pelle all'uomo, continua a proteggerlo, a prendersi cura di lui, ma lo fa come un pedagogo, lo fa come spesso nel profeta Geremia: “Ti ricordi quando eri bambino, ti prendevo per mano”. Ma l'uomo vive dentro di sé due bisogni estremamente importanti: uno che è legato a quel suo essere somiglianza di Dio, quello che Agostino chiama il “cuore inquieto” dell'uomo, il cuore inquieto perché il cuore dell'uomo è fatto per amare ed essere amato, e fin quando non trova questa pienezza di amore, questa inquietudine rimarrà sempre. Vedremo che il cuore dell'uomo è un baratro, un baratro vuoto che necessita di essere riempito di qualcosa, e noi viviamo come sul ciglio di questo baratro, abbiamo le vertigini della profondità di amore progetto.​
E l'altra dimensione è quella che nasce da quel bisogno di riempire il vuoto che è chiamato poi peccato, amartìa in greco, che significa sbagliare la mira, l'arciere che cerca di colpire il segno ma poi sbaglia, colpisce altro; questa amartìa che cos'è, è quel bisogno di riempire questo vuoto, che è un bisogno essenzialmente di Dio che è la pienezza dell'amore, viene riempito da altre cose. Sbaglia mira e invece di colpire, di trovare la sua pienezza in Dio, colpisce altro, e colpisce soprattutto l'origine del suo peccato che è il potere. In ambito politico capite bene che cosa significa. Significa che ci sono alcuni che riescono ad avere potere, qualunque tipo di potere: democratico o assolutista, qualunque tipo di potere, riescono ad avere potere e poi c'è il resto che sono pecore da macello da sacrificare al tempio di Dio direbbe Gesù nel Vangelo di Giovanni; dove il tempio non diventa più il luogo dell'incontro dell'uomo con il Padre ma diventa il luogo del potere.
Il tempio di Gerusalemme era il luogo dei grandi poteri, il potere politico, il potere religioso, il potere intellettuale, culturale e il potere economico; il resto del popolo pecore da macello da sacrificare. L'uomo ha bisogno di giustificare continuamente il suo bisogno di potere. Allora dimentica chi è Dio, un amore che continuamente si dona; è molto bella l'interpretazione che fanno i rabbini al tempo di Gesù della creazione del mondo quando dicono che tutto è Dio prima della creazione; quando Dio crea e tutto è Dio, deve fare spazio per creare qualcosa che è non Lui, deve fare un vuoto, Dio deve svuotarsi, in qualche modo Dio deve diminuire per lasciare spazio all'altro. E diminuire significa già morire per sé: è la prima grande kenosi, che significa fare spazio, fare vuoto: è proprio l'atteggiamento della madre che per accogliere il feto che cresce in lei deve fare spazio. In lei c'è qualcosa nel suo corpo che non è lei, a cui lei deve fare spazio. Questo è Dio.
Ma questo Dio non giustifica i desideri di potere; bisogna allora dimenticare questa visione di Dio e metterne un'altra: un Dio che giustifica l'acquisto di potere, e allora diventa l'Onnipotente, diventa il grande signore, a cui tutti gli uomini devono sottostare, sottomettersi e che devono continuamente e ciecamente obbedire e sacrificare, perché soltanto nel compiacere Dio si possa ricevere da lui un minimo beneficio, bisogna obbedire ad una legge divina perché soltanto sottomessi a questa legge si possa forse un giorno ricevere parzialmente un po' della sua vita. Dio diventa così la grande prostituta della storia, per cui la prostituzione diventa la categoria della religione: io devo pagare per avere un beneficio da questo Dio. Un Dio così giustifica il potere degli uomini, perché se Dio è così, allora chi ha potere è immagine e somiglianza di Dio. Allora il tempio diventa il luogo del potere, dove il potere della legge è sovrano, gestita dai sacerdoti e dai politici, dove il denaro regna sovrano e si accumula, diventa il luogo del potere intellettuale; là stanno gli interpreti della legge e così tutti gli altri poteri. Diventa il luogo in cui il popolo, il popolo di Dio, si deve sottomettere e deve essere sacrificato. La legge, che è l’alleanza, alleanza vuol dire alleanza amorosa, alleanza d'amore e quindi nozze; la legge che il luogo della libertà dell'amore diventa strumento del potere, e il popolo che è la sposa, l’amata, diventa olocausto da offrire. Questa è la categoria della religione!
A questa categoria ad un certo punto della storia di Israele si contrappone una figura: la figura di Geremia. Egli nasce durante il regno di Giosia, il buon re. Ma noi sappiamo che tutti i sovrani prima di Giosia per mantenere una certa pace in Israele introducono in Israele il culto di divinità pagane, persino dentro il tempio. Cioè le divinità delle due grandi potenze dell'epoca che dominavano la storia: la Siria da un lato e dall'altro lato l'Egitto. E poiché il denaro che è lo strumento per gestire potere proviene dai popoli più ricchi bisogna sottomettersi a questi popoli più ricchi, dunque portare in Israele le divinità pagane.
A poco a poco il popolo si dimentica del Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, si dimentica del Dio Padre, del Dio che è amore, dono di sé, svuotamento per l'altro, e incomincia a prostituirsi a queste divinità, ad adorarle ad adottare questo idolo di Dio, che è il Dio del giudizio universale che dividerà i buoni e i cattivi, secondo un suo liberissimo arbitrio, una sua liberissima scelta che dipende dall’osservanza della legge che non è più la legge dell'amore ma è la legge che il potere usa per sottomettere.
Durante il regno di Giosia vengono scoperte delle pergamene che si suppone siano il libro di Enoch, del Levitico, Numeri e Deuteronomio. Si riscopre la parola di Dio. Alcuni intellettuali detti deuteronomisti vengono chiamati da Giosia per ricostituire la Torah del Signore: quindi scrivere le tradizioni orali che riguardavano la fede di Israele. Si incomincia attraverso la parola di Dio a prendere coscienza di un Dio diverso, della autentica identità di Dio, che Dio è padre, e se Dio è Padre la sua legge è la legge dell'amore, e la legge dell'amore se osservata Israele ritorna ad essere sposa, e se Israele torna ad essere sposa diventa luce per tutti gli altri popoli, e il popolo non sono più pecore da macello da sacrificare a Dio, ma è Dio che continua a sacrificarsi per il popolo, perché lo ama.
Giosia elimina i culti stranieri dal tempio e inizia una riforma religiosa basata sul monoteismo e basata sul recupero della tradizione religiosa tipica di Israele. Ma l'uomo è duro di cervice, e quindi avviene un fatto strano, (Io spero che da quello che io dico voi poi trarrete le conseguenze applicate all'epoca moderna). Mentre da un lato si recuperano le scritture, la parola di Dio e l'autopresentazione che Dio fa di sé, e quindi una purezza nella fede, dall'altro lato questo significa che non è più il potere ad essere responsabile della storia di Israele ma è il popolo stesso, sono, oggi diremmo con un termine moderno, i cittadini stessi, gli abitanti della polis, che in questa relazione personale con Dio cambiano se stessi, cambiano quindi il modo di relazionarsi come popolo, e in questo mutamento di relazione avviene un cambiamento sociale reale ed effettivo dove non è il potere che è la legge a gestire la massa di pecore a suo favore ma è il popolo stesso che prende coscienza di essere un popolo amato, e che deve vivere nella dimensione dell'amore e cambiare Israele da un popolo di sottomessi ad un popolo che sa amare che diventa luce per tutti i popoli.
Questo significa fatica, responsabilità, alzarsi dal letto dell'essere prostrati come pecore da macello e incominciare ad essere uomini. Ma essere pecore da macello è molto più conveniente. Demandare il potere significa smettere di faticare, di pensare, e tirare a campare. È l'egoismo dell'uomo che legittima il potere di alcuni, e li deresponsabilizza, e in questa irresponsabilità io campo tranquillo.
Questo che cosa significa? Che io devo mettere a tacere Dio! E allora io invento qualcosa che si chiama “culto”; divento un popolo cultuale, e il Dio di Israele, di Isacco e di Giacobbe, che è il Dio dell'azione, il Dio della storia, il Dio della mimesi (imitazione), della vita, il Dio della resurrezione e della rinascita, diventa l'idolo o ritorna ad essere di nuovo la prostituta da adorare dentro il tempio per potere avere qualche suo favore.
Ora dirò qualcosa che sembra una bestemmia, una blasfemia: oggi siamo diventati così! Tra poco ci sarà la festa del Corpus Domini, metteremo Gesù sull'altare, fiori, candele, incensi, canti e lodi, che Cristo stia là sopra, come un faro. Lo porteremo in processione, in una città che non lo riconosce più. Un popolo di cultuali che dice a Dio: io ti do le mie lodi, ti dò i miei canti, i miei inni spirituali, e poi però tu te ne stai zitto, là sopra o chiuso nei tabernacoli. Io ti dirò parole di lodi, farò processioni, Tu in cambio mi darai quei favori che io ti chiedo; ore intere passate a leggere novene e rosari e la parola di Dio se ne sta rinchiusa, perché non serve che parli, perché se parla mi responsabilizza, e io non voglio nessuna responsabilità; la società non la posso cambiare, non ne ho voglia, non ne ho forza, non ne ho coraggio.
Di fronte a tutto questo Geremia alza la sua voce, e diventa profeta di sciagura, e dice (Geremia 7, 4-8; 10): “non fornicate in parole menzognere ripetendo: Questo è il tempio del Signore! il tempio del Signore, il tempio del Signore! Ma voi confidate in parole false, che non giovano: rubate, uccidete, commettete adulterio, giurate il falso, bruciate incenso ai vecchi Baal, seguite altri dei che non conoscevate, poi venite e vi presentate davanti a me in questo tempio sul quale è invocato il mio nome, e dite: siamo salvi, siamo salvi, e poi continuate a compiere tutti questi abomini”.
In tutti questi errori, qual è allora un criterio di discernimento! Che ruolo gioca la parola di Dio che mi responsabilizza nella mia vita? Fino a che punto io sono una donna, un uomo, “politico” nel senso che io vivo la polis e la vivo dentro la categoria delle relazioni umane che sono le categorie originali da cui io provengo, un amore che si dona, e che si dona agli altri.
Saltiamo qualche secolo, e a un certo punto della storia avviene un fatto: l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazareth ad una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide di nome Giuseppe; la vergine si chiamava Maria. Allora Maria disse all'Angelo: come avverrà questo, poiché io non conosco uomo; le rispose l'angelo: lo Spirito Santo discenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra; perciò colui che nascerà sarà Santo. Ecco Elisabetta che nulla è impossibile a Dio, e poi allora Maria disse: Ecco la serva del Signore, avvenga per me e in me secondo la tua parola.
Avviene qualcosa: l'angelo Gabriele (Gabriel vuol dire la forza di Dio, la potenza di Dio; El è il nome ebraico per indicare Dio; angelo in greco vuol dire colui che porta la parola di Dio, il messaggero di Dio), la parola di Dio si mette faccia a faccia con questa ragazza di tredici anni, con questo nulla. Nazareth possiamo supporre fosse un villaggio con una settantina di abitanti, pastori; lei è figlia di pastori, probabilmente, un nulla per Israele. La parola di Dio si mette faccia a faccia con lei, e siamo nel sesto mese dall'annuncio fatto a Zaccaria. Ma quel sesto mese è importante perché questo discorso noi l'abbiamo iniziato il sesto giorno quando Dio crea l'uomo. È il richiamo a una nuova creazione. Sta avvenendo qualcosa di nuovo che ribalta quello che è avvenuto all'epoca di Adamo ed Eva; c'è un nuovo uomo che deve essere creato, che diventa così l'uomo perfetto, a cui ogni uomo si può ispirare per trovare il vero volto di Dio, e trovare in lui la forza di responsabilizzarsi per cambiare la società.
Questa ragazza riceve la parola di Dio “pros”, faccia a faccia (Giovanni nel prologo) nella relazione perché l'amore è un entrare in relazione con l'altro. Quella stessa relazione che c'è tra il Logos primordiale e Dio e il progetto iniziale di Dio e il progetto di Maria. Questo progetto di vita è un'assurdità, ma Maria fa una cosa importante: non chiude il libro del Logos, della parola di Dio che le viene prospettato come progetto di vita, non lo chiude, ma si turba; turbarsi non è qualcosa di negativo, significa lasciarsi scalfire da questa parola, lasciarsi segnare, lasciarsi interrogare, lasciarsi prendere dall'inquietudine di questa parola.
E Maria poi dice: Come è possibile che questo si compia in me. Cioè questo progetto di vita lo interiorizza e lo fa diventare suo; è una parola detta per lei, è una parola detta per me, che mi interroga sul mio agire. “Come è possibile?”. Le parole dell'Angelo sono quel “Non temere”, “Non avere paura”, perché ogni paura viene dal nemico, perché la paura ti blocca, la paura ti ferma, la paura ti raggela, e non ti fa andare avanti, non ti fa “ri-nascere”, ma ti lascia morto nella tua tomba.
E poi, avviene il contrario di ciò che Eva ha fatto. Eva coglie della vita e del bene per autorealizzarsi ed emanciparsi su Dio, Maria dice: Guardate, io sono la serva del Signore. La serva o meglio la schiava, e la mia realizzazione consiste nel compiere la volontà di Dio, perché in quella volontà io trovo la mia origine, il mio bene, la mia vera identità.
“Sì compia in me e per me quello che tu hai detto” significa che io voglio essere un elemento che cambia la storia, un elemento dirompente che squarcia ogni potere idolatrico e divento io al di là di tutto quello che io appaio essere: una donnetta da nulla, una ragazzina da nulla; io accolgo nel mio nulla, nel mio ritornare al nulla, da questo nulla fare ricreare la vita e diventare qualcosa d'altro, qualcosa che spezza il tran tran del susseguirsi di poteri nella storia; divento una rivoluzionaria! Nel mio nulla!
C'è un poeta islamico persiano Gialal al Din Rumi, fondatore della mistica islamica sunnita (e anche del Dervisci tournée), che nel suo poema sottolinea continuamente questo “ritornare al nulla”. E dal nulla Dio crea tutte le cose; soltanto quando io divento nulla, quindi perdo potere, Dio può lavorare il nulla. Accogliere un logos, un progetto, che è il progetto di Dio, significa annientare i progetti e i poteri che scorgano dal mio cuore per incominciare ad assumere un altro progetto, sapendo che quel progetto, quello di Dio, è quello che veramente realizza me stesso, e quindi realizza la società, realizza una società nuova. Questo è quello che fa Maria ed è quello che continuamente Paolo dice nelle sue lettere: agli Efesini troviamo scritto “abbiate in voi stessi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù”.
Sentimenti non vuol dire emozioni! Oggi siamo un popolo che vive di facili emozioni, cioè vive di droghe; la droga che cos'è? qualcosa che mi fa scoppiare le emozioni interiormente, che ti stordisce e ti annienta. Ora, vedete, le droghe non sono soltanto quelle chimiche o biologiche, ci sono altre droghe: il Grande Fratello, ecc. . Stiamo attenti, perché il Grande Fratello, il trionfo della stupidità e del potere raggiunto con la stupidità, influenza costantemente le nostre vite e le vite dei nostri giovani, ed è uno strumento che le grosse strutture di peccato, le multinazionali, Mediaset, e molte altre cose, usano per acquisire potere! Non è una stupidità! e con lui tantissime altre cose. Il nostro popolo è un popolo di drogati, dove le droghe ci vengono continuamente somministrate per essere sacrificati ad un altare che non è l'altare del Dio altissimo ma di quell’idolo che legittima il potere di molti. E noi non ce ne accorgiamo, perché passano i tempi del tempio.
Sentimenti vuol dire altro; in ebraico cuore si dice lev, e il lev è il luogo dove alberga l'anima, che è l’Io stesso nella persona, il cui corpo poi è il linguaggio per ricevere e dare informazioni. Allora quando Paolo scrive questo, dice abbiate in voi stessi la stessa identità di Cristo Gesù. E qual è questa identità di Cristo Gesù? chi è Cristo Gesù? quel progetto di vita di Dio per noi che diventa figlio, cioè demolite i vostri idoli e ritrovate in Dio il vostro padre, e incominciate ad avere una relazione paterna, quindi basata sulla libertà e sul dialogo con il vostro padre, che è Dio. Egli pur essendo di condizione divina, pur essendo Dio, non considerò tutto questo frutto di rapina, un bene che rubò, come Eva, a Dio. Non lo ritenne un privilegio, ma che cosa fa? svuotò se stesso, vi ricordate Dio che svuota se stesso, assumendo una condizione di servo, divenendo simile agli uomini si è fatto simile agli altri, è entrato nel mistero degli altri, perché questo significa amare: entrare nel cuore dell’altro, assumere nell’empatia la vita dell'altro, comprenderla, comprenderla significa abbracciarla, prenderla con sé. E non per il potere, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Diventa l’espressione di un progetto di Dio che diventa un dono di sè all'altro, che è un dono totale, un dono di amore, un dono di amore erotico. Perché Dio ci ama col suo corpo, sulla croce non sali un’anima, sali un corpo; ed è “prendete e mangiate, questo è il mio corpo”, non la mia anima! Un amore erotico! Ed è un amore filantropico dove la philia è l’amicizia, condivisione della vita, mettere insieme la vita, ed è un amore agapico, nuziale, sponsale perché non più due, ma una cosa sola. Noi non celebriamo la Messa per tenere Gesù nel tabernacolo e avere Dio con noi: Dio è sempre con noi. “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono là”, e quell’”Io sono là” è la parola di Dio, quindi una presenza reale. Noi celebriamo l'Eucaristia perché come lo Spirito Santo trasforma quel pane e quel vino nel corpo e sangue di Cristo, lo Spirito Santo invocato su di voi trasforma tutti voi nel corpo di Cristo; per cui voi diventate Cristo. Sono le nozze dell’Agnello, non più due ma una cosa sola, figli con un figlio. Un progetto di vita che è Cristo, un progetto di vita siete voi. Allora vedete potremmo andare avanti prendere le carte dei Martiri eccetera, ma abbiamo già capito che cosa significa “essere nel discernimento”, ed essere un popolo cristiano o essere cristiani: incominciare ad assumere il progetto di vita del Padre, che è Cristo Gesù, assumerlo, farlo nostro, e iniziare a condividerlo con l'altro. E in questa condivisione non c'è più un potere demandato ad altri, che legittima il potere, l'idolatria; ma c'è quella responsabilità che ad ognuno di noi dà la gloria di Dio; e gloria non vuol dire angioletti, nuvole, gloria in ebraico vuol dire peso della responsabilità. Ci investe di quel peso della responsabilità di Dio che è un progetto di vita e ci permette di attualizzarlo. Abbiamo invocato lo Spirito Santo, celebreremo proprio domani la Pentecoste: è lo spirito di vita di Dio che viene infuso a noi, che ci dà la possibilità e ci dice “Non temere”, ce la puoi fare, lo devi soltanto volere, questa società la puoi cambiare; la puoi cambiare; essere come Maria traumatizzati dalla parola di Dio, interrogati su questa parola; e con lo Spirito Santo che scenderà su di noi generando un progetto di vita che Cristo Signore per l’umanità renderà valido.