Seminario biblico-teologico Roma 7-9 febbraio 2020
P. Jean Louis Ska ha sviluppato i suoi interventi su tre direttrici: come si legge la Bibbia, quali le mediazioni necessarie per una lettura critica della Bibbia, generi e convenzioni letterarie nell'AT e nel NT. Ha sottolineato come un uso utilitaristico del testo biblico (come lo posso usare?) può far sì che il racconto venga usato in funzione di una verità che si vuole spiegare a discapito di una corretta interpretazione del testo. Il teso biblico, invece, ha bisogno di un approccio paziente, che si soffermi sulle immagini e sui dettagli. Le immagini sono essenziali per entrare, attraverso il linguaggio simbolico, nel vero significato e i dettagli sono essenziali ai fini dell'esperienza della lettura. “La Bibbia è uno spartito di musica da interpretare”, la scelta è interpretare bene o male, tenuto conto che l'ispirazione non sta nelle note (personaggi, fatti) ma nella musica; è una qualità dell'insieme che si distribuisce nel testo. Per interpretare bene il testo biblico sono necessarie alcune mediazioni e la collocazione in un contesto storico e letterario che aiuta a non interpretare il testo in senso puramente letterale. Si supera così anche la lettura utilitaristica della Bibbia, che ha un valore in se stessa e che attraverso la narrazione ci rivela il suo fondamento: la ragione ultima dell'universo è la gratuità (Pr 8).
E di una Chiesa locale di oggi ci ha parlato P. Miguel Yanez, introducendoci nelle dinamiche che hanno suggerito il Sinodo sull'Amazzonia e accompagnato il suo sviluppo. Per capire le tensioni e le esigenze della Chiesa amazzonica bisogna che noi occidentali usciamo da una concezione eurocentrica della Chiesa; non è possibile, in realtà lontane dai nostri modi di vivere e di pensare, proporre soluzioni che risultano impraticabili. P.Yanez ha offerto una lettura del valore simbolico del Sinodo sia dal punto di vista simbolico dal punto di vista ecclesiale che ambientale. Le problematiche che emergono dall'Amazzonia sono problematiche mondiali, i giovani vivono la tensione tra la cultura globalizzata e la loro tradizione così come avviene ovunque.
Che cosa ha ascoltato il Sinodo? Il grido della Terra e il grido dei poveri. L'ascolto modifica l'annuncio; la verità va capita nel dialogo, va fatta emergere dal dialogo; la verità è relazionale, non relativistica. Il dialogo, invece, continua ad essere un problema nella società contemporanea che ama un confronto che contrappone e dal quale scaturisce la violenza.
La Chiesa di Francesco, un cantiere a cielo aperto, è connotata dal dialogo ha affermato la prof.ssa Marinella Perroni.
Perché cantiere? Quella di Francesco è una Chiesa decentralizzata che vuole dare respiro e ruolo alle conferenze episcopali, cantieri radicati nelle realtà locali, ma che devono garantire l'universalità della Chiesa; una Chiesa in uscita verso le periferie esistenziali, che tiene conto del fatto che oggi sono mutate le regole della dialettica tra centro e periferia perché non c'è più un solo centro.
La teologia di Francesco non è vincolata all'ambito accademico, vuole intrecciarsi con le condizioni di vita degli uomini d'oggi, abitare la pastorale. Il magistero di Francesco è riconducibile a una delle dimensioni fondamentali della teologia biblica, quella kerigmatica; l'annuncio di Francesco ha al centro la persona di Gesù e il suo messaggio, una parola spinta alla trasformazione del mondo. Venire “dalla fine del mondo”, espressione che Francesco ha usato quando si è presentato ai fedeli, non è un'espressione geografica, significa essere toccati dalla responsabilità di aver costruito un sistema iniquo.



