Il nuovo Piano di Lavoro di Rinascita Cristiana
Il Piano di Lavoro 2026-2027 riprende il tema dell'alleanza già sviluppato negli anni passati. Un tema reso ancor più attuale dagli scenari del nostro quotidiano così come da quelli geo-politici a livello internazionale, approfondendone non soltanto gli aspetti biblici nella meditazione, ancora una volta affidata all’analisi esperta e profonda di padre Jean Louis Ska, ma mettendolo al centro dell’inchiesta nei suoi risvolti antropologici e socio politici.
All’attenzione della nostra riflessione e del nostro discernimento si pone l’urgenza della domanda “Che cosa significa essere umani oggi”, negli scenari della contemporaneità che ci sollecita a rispondere a sfide tecnologiche sempre più avanzate, che pongono in discussione l’essenza stessa della nostra concezione di umanità e ci spingono a chiederci prioritariamente all’interno di quale idea di uomo e di società tali frutti del progresso tecnologico vengano utilizzati. Il primo ed essenziale testo di riferimento in tal senso è costituito dall’ Enciclica del Santo Padre Leone XIV, Magnifica Humanitas, che siamo invitati a leggere e meditare nella sua interezza.
Chi desidera riflettere con noi in uno dei nostri gruppi presenti nelle varie città italiane può rivolgersi alla segreteria del Movimento e richiedere una copia e indicazioni sui gruppi. Siamo sempre felici di percorrere un tratto di strada con nuovi amici! Per contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Settembre 2026 - Tempo del creato
Il nostro testo biblico per quest’anno è tratto da Ezechiele 47:1-12, che descrive l’acqua vivificante di Dio che scorre dal tempio di Dio. Il fiume diventa sempre più profondo, risanando terre aride, rivitalizzando le acque e sostenendo ecosistemi fiorenti. La visione invita alla responsabilità umana: riconoscendo il danno ecologico, abbracciando l’interconnessione, siamo chiamati a immergerci nell’acqua e a salvaguardare e lavorare attivamente per il rinnovamento del creato affinché la guarigione dell’ambiente e il benessere umano possano fiorire insieme.
Fai scorrere l’Acqua Viva
Ogni gesto di cura per il Creato diventa parte di un flusso globale di speranza. Condividi come la tua parrocchia, scuola, comunità o organizzazione sta celebrando il Tempo del Creato. Il tuo evento può ispirare gli altri e mostrare come l’Acqua Viva scorre in tutto il mondo.
Sostenere i sacerdoti significa sostenere le nostre comunità
Riceviamo da don Enrico Garbuio, assistente di Sovvenire-CEI, un bel contributo che ci ricorda che tutti noi possiamo esprimere la nostra partecipazione al sostegno del clero attraverso offerte deducibili che possono essere fatte in qualsiasi momento dell'anno. le indicazioni in fondo all'articolo:
Ci sono persone che, giorno dopo giorno, diventano un punto di riferimento. Non perché abbiano sempre una risposta pronta, ma perché ci sono: ascoltano, accompagnano, dedicano tempo, aprono una porta. È attraverso questa presenza quotidiana, fatta spesso di gesti semplici e discreti, che un sacerdote contribuisce a tenere viva una comunità.
Il suo ministero attraversa le stagioni della vita: incontra le famiglie, accompagna i giovani, sta accanto a chi vive una difficoltà, visita anziani e ammalati, ascolta chi cerca un senso, condivide la gioia di una celebrazione e il dolore di una perdita. Una presenza che non si limita a offrire un servizio, ma aiuta a leggere la realtà alla luce del Vangelo e a riconoscersi parte di una comunità.
«Un sacerdote, nella sua vita, accompagna centinaia di famiglie, apre le porte della sua canonica a chiunque bussi» spiega Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica. «Viviamo in un’epoca in cui per ogni bisogno c’è un servizio da acquistare. Poi c’è chi sceglie di fare della propria vita un dono, e questo sovverte tutto».
È proprio la gratuità una delle dimensioni più profonde della vocazione sacerdotale: offrire tempo, ascolto, vicinanza e cura senza chiedere nulla in cambio. Una gratuità che si manifesta nei luoghi più diversi: nella parrocchia e nelle famiglie, accanto a chi è solo, nel dialogo con i giovani, nel mondo della scuola e del lavoro, vicino a chi vive una fragilità. Anche quando non ha soluzioni da offrire, il sacerdote può esserci, aiutando le persone a non sentirsi sole.
Sono incontri che possono sembrare piccoli, ma che nel tempo costruiscono legami. E una comunità cresce proprio attraverso i legami: quando le persone si incontrano, si ascoltano, si sostengono e mettono a disposizione degli altri i propri doni.
La presenza del sacerdote non sostituisce la responsabilità dei laici, ma la sostiene e la incoraggia. Il suo ministero può aiutare ciascuno a riconoscere nella famiglia, nel lavoro, nella cultura e nella società i luoghi concreti nei quali vivere la fede e contribuire al bene comune.
Dalla CNAL: auguri al Presidente Mattarella
Al Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella
Il Comitato Direttivo della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali (CNAL, che rappresenta oltre 65 associazioni di laici organizzati), riunito oggi a Roma, sente il bisogno di farle giungere l’espressione della nostra più profonda e sincera gratitudine per la sua costante opera a garanzia e difesa della nostra Carta Costituzionale, delle diverse Istituzioni e della loro autonomia.
Di fatto lei oggi rappresenta un preciso punto di riferimento in un tempo che ha tanto bisogno di testimoni credibili.
Alla gratitudine si aggiunge il nostro impegno come singoli e come associazioni ad essere sempre maggiormente presenti in questo non facile momento, per la costruzione di una Società accogliente, di un Paese che non discrimini nessuno, un Paese dove, nel rispetto delle leggi, si possa dare vita ad una convivenza pacifica e rispettosa di tutti e di ognuno.
Accolga, caro Presidente, i nostri migliori auguri per il suo recente genetliaco.
Il Direttivo CNAL: Giuseppe Notarstefano: Azione cattolica italiana, Francesca Tittoni: Movimento Rinascita Cristiana, Pier Marco Trulli: Scouts d’Europa FSE, Palma Camastra: Movimento Vivere in, Antonella Amico: MASCI - Movimento Adulti Scout Cattolici italiani, Ruggero Diella: Salesiani Cooperatori, Romolo Guasco: Comunità di vita cristiana (CVX), Lucia Tognarini: Nuovi Orizzonti, Mario Landi: Rinnovamento nello Spirito (RnS) Patrizia Bertoncello: Movimento dei Focolari, Massimiliano Signifredi: Comunità di S. Egidio, Giuliano Visconti: Comunione e Liberazione (CL), Maddalena Pievaioli: Istituzione Teresiana.
Per il Direttivo Maddalena Pievaioli, Segretaria generale
Roma 24 luglio 2026
Leone XIV a Lampedusa
Un messaggio all'insegna della "prossimità" e della speranza, quello affidato dal Papa agli abitanti di Lampedusa. Al cimitero, prima tappa di una mattinata intensa, Leone si è inginocchiato per deporre una corona di fiori bianchi e gialli e poi raccogliersi in preghiera nel luogo dove, insieme alle tombe dei lampedusani, trovano spazio le croci e le lapidi senza nome di chi è stato inghiottito dal mare, tra cui molti bambini.
La seconda tappa della visita è stata un fuori programma: il Papa ha varcato lui stesso la Porta d’Europa, appoggiando la sua mano destra su uno dei due lati e, una volta attraversata, ha percorso a piedi un tratto di costa rocciosa, inerpicandosi fino a guardare il mare e l’orizzonte, mentre il vento gli portava via lo zucchetto.
Un papa “migrante tra i migranti”, dunque, che con il gesto compiuto in uno dei luoghi più iconici dell’isola di Lampedusa – la Porta alta cinque metri e larga tre realizzata dall’artista Mimmo Paladino nel punto più a sud non solo dell’isola, ma dell’intera Europa – ha ripercorso non solo idealmente il percorso di chi non ce l’ha fatta a salvarsi in mare. Nella terza tappa del viaggio, al Molo Favaloro, Leone ha benedetto la targa – “luogo di approdo, speranza e umanità”, come è inciso nel marmo – che da oggi intitola il Molo a Papa Francesco. Al Molo il Pontefice ha salutato alcuni migranti ospiti nell’hotspot dell’isola, che attualmente accoglie 114 persone.
“Il Vangelo risuona dove i popoli si incontrano, le persone si accolgono, le loro vicende si intrecciano, le diverse culture si pongono in dialogo. Diventa muto, invece, dove ognuno fa di sé stesso un’isola, dove il contatto è evitato, lo scambio è interrotto”, l’inizio dell’omelia della messa conclusiva, nel Campo sportivo “Arena”. “Sono grato al Signore di potervi visitare, sulle orme di Papa Francesco”, il primo omaggio di Leone. “Qui avete visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti”, ha osservato il Papa attualizzando la parabola del Buon Samaritano attraverso la parola “prossimità” e i riferimenti alla Magnifica Humanitas.
“I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”, la denuncia dal sapore politico. “Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise”. Sono queste, per il Papa, le occasioni del “passare oltre” il dramma dei migranti.



