Il nuovo Piano di Lavoro di Rinascita Cristiana
Il Piano di Lavoro 2026-2027 riprende il tema dell'alleanza già sviluppato negli anni passati. Un tema reso ancor più attuale dagli scenari del nostro quotidiano così come da quelli geo-politici a livello internazionale, approfondendone non soltanto gli aspetti biblici nella meditazione, ancora una volta affidata all’analisi esperta e profonda di padre Jean Louis Ska, ma mettendolo al centro dell’inchiesta nei suoi risvolti antropologici e socio politici.
All’attenzione della nostra riflessione e del nostro discernimento si pone l’urgenza della domanda “Che cosa significa essere umani oggi”, negli scenari della contemporaneità che ci sollecita a rispondere a sfide tecnologiche sempre più avanzate, che pongono in discussione l’essenza stessa della nostra concezione di umanità e ci spingono a chiederci prioritariamente all’interno di quale idea di uomo e di società tali frutti del progresso tecnologico vengano utilizzati. Il primo ed essenziale testo di riferimento in tal senso è costituito dall’ Enciclica del Santo Padre Leone XIV, Magnifica Humanitas, che siamo invitati a leggere e meditare nella sua interezza.
Chi desidera riflettere con noi in uno dei nostri gruppi presenti nelle varie città italiane può rivolgersi alla segreteria del Movimento e richiedere una copia e indicazioni sui gruppi. Siamo sempre felici di percorrere un tratto di strada con nuovi amici! Per contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La Francia e Papa Leone XIV
Ottocentomila persone partecipano alla Messa di Papa Leone a Place de la Concorde, una marea dall’Arc de Triomphe ai Champs-Élysées; 150 mila sull’Esplanade del santuario di Lourdes. A tutti i credenti il Papa rivolge il monito a non vergognarsi della fede: «Non nascondete la fede, fatela traboccare. Solo Dio può colmare il vuoto interiore dell’uomo». Una visita di quattro giorni (25-28 settembre 2026) a Parigi e all’Unesco, a Lourdes e a Metz pieni di riflessioni appropriate, pensieri profondi, appelli urgenti. Sintesi da Pier Giuseppe Accornero
LE RADICI E LA SANA LAICITÀ - Nella «Salle des fêtes» dell’Eliseo parla ad autorità politiche e religiose, imprenditori, rappresentanti della società civile, della cultura e al corpo diplomatico. Per il presidente Macron la visita «testimonia la forza dei legami che uniscono la Santa Sede e la Francia. Portiamo insieme un messaggio di pace, fraternità e speranza». Il primo discorso del Papa è una summa del suo magistero: richiama la pace, difende la vita, chiede un uso etico dell’Intelligenza artificiale, definisce la laicità «un impegno nel dialogo per favorire l’unità nel servizio al bene comune». Davanti a conflitti, violenze e sofferenze, guai a restare indifferenti perché «feriscono la dignità umana, gridano giustizia a Dio, chiamano alla conversione del cuore per costruire la civiltà dell’amore». Insiste sulla messa al bando delle armi nucleari e sulla riduzione degli armamenti «perché la pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce attraverso il dialogo e la giustizia. Non rassegnatevi alla prospettiva di una guerra, ma promuovete dialogo e diplomazia».
«CHE IL MONDO ABBIA LA VITA» - Elogia la Francia «faro culturale, artistico e spirituale, capace di forgiare l’intelligenza dei popoli» grazie anche ai suoi grandi cattolici. Le scienze, le arti, la letteratura e la filosofia «possono contribuire al bene dell’umanità, quando sono orientate alla ricerca del bello, del bene e del vero, affinché “Il mondo abbia la vita”», come recita il motto del viaggio. Elogia il restauro di Notre-Dame, andata a fuoco nel 2019 e ringrazia, per l’impegno profuso il presidente, le istituzioni pubbliche e private, gli operai. Commenta il motto nazionale: «Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplici parole ma rimandano a esigenze etiche universali, che trovano nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione». Esalta la «Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino» «vera pietra miliare del progresso morale dell’umanità». Ribadisce con forza: «La tutela del diritto alla vita è il fondamento imprescindibile di ogni diritto umano» ma «le derive della società rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia e di favorire manipolazioni genetiche, maternità surrogata, acquisto di organi, morte programmata. La giusta laicità non esclude la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione».
INCONTRA CATECUMENI E NEOFITI - Leone XIV esprime gioia per quanti adulti chiedono i Sacramenti in una società secolarizzata. Sul rischio di «vuoto post-battesimale - esperienza di tanti i Paesi - occorre integrare pienamente queste persone nelle comunità e accompagnarle con compassione e tenerezza. La vostra testimonianza di catecumeni e neofiti è il segno tangibile della grazia di Dio, che va oltre le analisi statistiche e sociologiche». Nella veglia con i giovani allo Stade de France rammenta: «Al grido di “Liberté, égalité, fraternité” la Francia rivoluzionaria rovesciò l’Ancien Régime settecentesco». Ma qual è la vera emancipazione chiede alle nuove generazioni il Vescovo di Roma: «Affrancarsi da Dio, condannandolo a una morte di nietzschiana memoria? No. Operare il bene non può prescindere dalla sua sorgente, Dio, che è vita, che perdona e invita a perdonarsi».
LA STORIA NON È SCRITTA DA CHI SI IMPONE - Visitando la «Maison Bakhita», per l’accoglienza e la carità verso immigranti, ammalati, gente finita in strada, spiega: «Nessuno è così povero da non avere qualcosa da dare; nessuno è così ricco da non avere qualcosa da ricevere».Nel Paese capofila dei cosiddetti «volenterosi» ribadisce: «La pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce attraverso il dialogo e la giustizia» e – come dice all’Unesco - «la più terribile delle opere umane è la guerra poiché in essa la scienza è posta a servizio della volontà disumana di distruggere e uccidere. La storia non è scritta da chi si impone».
IN PREGHIERA ALLA GROTTA DI MASSABIELLE – A Notre-Dame de Lourdes prega in ginocchio, tocca la roccia, beve un bicchiere d’acqua della sorgente, depone un cero sul candelabro, consegna la rosa d’oro. Invita i vescovi francesi «a dare prova di vigilanza per difendere la libertà e i diritti della Chiesa di evangelizzare, di educare alla vera libertà e di praticare pubblicamente il culto». Incontra sette persone vittime di abusi di membri del clero.
NON PROFANARE IL NOME DI DIO - Nell’ultima tappa il Pontefice lancia un messaggio di unità proprio da Metz, città lungamente contesa tra Francia e Germania, fino a ricadere, nel 1945, definitivamente sotto la Francia. All’incontro interreligioso invita a seguire l'esempio del venerabile Robert Schuman, politico di grande statura morale e civile, uno dei padri fondatori dell'UE: «La grandezza di una civiltà non si misura dai suoi successi materiali, ma dal modo in cui circonda, protegge ed eleva la persona». Ci sono i rappresentanti di ebrei, islamici, protestanti, buddisti, ortodossi. Poiché «le religioni sono custodi della vita» l’impegno comune degli uomini di fede «è dialogare per la pace e per difendere la vita - riferendosi in particolare alla legge sull’eutanasia - «e il dialogo non sminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità. Invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione di questo nome».
All’incontro «Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità», nel ricordo di Schuman e della sua «Dichiarazione» (9 maggio 1950), riafferma: «L’Europa va intesa come realtà culturale e storica e non si può parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo». Proprio Schuman affermava: «Il cristianesimo ha insegnato l’uguaglianza di tutti gli uomini, figli dello stesso Dio, redenti dallo stesso Cristo, senza distinzione di razza, colore, classe o professione. La legge universale dell’amore e della carità ha fatto di ogni uomo il nostro prossimo». L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha riportato la guerra in Europa «inutile strage» come Benedetto XV definì la Grande Guerra (1914-18).
La responsabilità di trasmettere la fede oggi
Consiglio Permanente della CEI: comunicato finale
La responsabilità di trasmettere la fede oggi ha orientato il confronto tra i Vescovi riuniti a Roma, dal 21 al 23 settembre, per la sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente, sotto la guida del Cardinale Presidente Matteo Zuppi. Aprendo i lavori, il Cardinale ha ricordato l’invito rivolto da Papa Leone XIV all’Assemblea Generale di maggio a essere comunità «più libere di annunciare Cristo», perché la priorità resta il Vangelo: un appello che ha attraversato l’intero dialogo, dalla vita missionaria delle comunità a una fede capace di intercettare le domande delle persone e di tradursi in scelte concrete, fino alla verifica pastorale rilanciata, il 18 settembre, dal Santo Padre all’assemblea diocesana di Roma. (Il testo della prolusione)
Annunciare Cristo, formare alla vita cristiana
“Annunciare Cristo” non è una semplice dichiarazione di intenti, ma l’essenza stessa della vita dei credenti; per questo, hanno sottolineato i Vescovi, occorre interrogarsi su come la fede si trasmetta nel contesto odierno, considerando che tale domanda riguarda anche chi vive assiduamente la vita ecclesiale e non può darsi per acquisita. Alle comunità spetta accompagnare l’incontro con il Signore risorto e aiutare a comprenderne le conseguenze nel modo di pensare, nelle relazioni, nelle responsabilità quotidiane: in quest’ottica, i Vescovi hanno ribadito che l’annuncio non può essere mai astratto, ma capace di vicinanza e ascolto. Ad alimentarlo devono essere la Parola, la preghiera e la celebrazione dell’Eucaristia, in un cammino che chiede continuità e attenzione alle diverse stagioni della vita. Diventano allora fondamentali la formazione del Popolo di Dio, a partire dagli adulti, e una rinnovata cura dell’iniziazione cristiana. Chi si accosta alla fede per la prima volta, o riprende un percorso interrotto, ricorda alle comunità il valore della testimonianza e ne interroga la capacità di accogliere e accompagnare, anche attraverso sacerdoti, consacrati e laici formati all’accompagnamento spirituale. Secondo i Presuli, infatti, è nella vita quotidiana delle comunità, non altrove, che deve farsi riconoscibile l’umanità generata dal Vangelo: una testimonianza che interpella pure le consuetudini legate ai Sacramenti e il loro significato per le famiglie.
Tornare a pensare: una fede pensata e vissuta
Il radicamento a Cristo e la coerenza di vita di fede si intrecciano con lo sguardo sulla realtà, la capacità di rendere ragione della propria speranza in un tempo incline alle semplificazioni. I Vescovi hanno posto l’accento sul valore del pensiero critico, in grado di confrontarsi con le trasformazioni culturali senza smarrirsi in esse; ed è stato naturale, riguardo a tale snodo, il ricordo del Cardinale Camillo Ruini, scomparso lo scorso giugno, e della sua idea di una fede pensata e vissuta, che sappia generare una proposta culturale riconoscibile.
Riprendendo le parole del Cardinale Presidente nella sua Introduzione, i Vescovi si sono soffermati sul cinquantesimo anniversario del Convegno ecclesiale di Roma su Evangelizzazione e promozione umana, occasione per rileggere, anche attraverso il contributo di Mons. Enrico Bartoletti, domande che restano attuali. Poiché l’annuncio cristiano concerne la dignità della persona e la qualità della convivenza, questo legame va approfondito sul piano teologico e reso concreto nell’impegno dei credenti nella scuola, nella sanità, nel lavoro, nella cultura, nella vita pubblica. Spetta in particolare ai laici portare il pensiero cristiano negli ambienti dove si formano le coscienze e si decide per la collettività.
Cammino sinodale, riforma delle strutture, Assemblea ecclesiale
Con lo stesso spirito di verifica e ripensamento richiamato a proposito di una fede pensata e vissuta, i Vescovi hanno focalizzato l’attenzione anche sulle strutture della Chiesa. Nel percorso di ricezione del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, si sono confrontati sul tema della riforma dello Statuto della CEI, presente con proposte concrete sia nel Documento di sintesi dell’Assemblea sinodale, Lievito di pace e di speranza, sia nelle Linee di orientamento pastorale della CEI, Radicati e costruiti in Cristo. In entrambi i testi viene rilevata la necessità di riformare le “strutture” della Chiesa perché siano più funzionali alla sua missione; oltre agli Organismi diocesani e parrocchiali, si parla espressamente della CEI. Il Consiglio Permanente ha dunque deciso di avviare un percorso di riflessione e approfondimento che porti a individuare criteri di una possibile riforma. L’intento è delineare un quadro entro il quale collocare quei cambiamenti dello Statuto che parranno più opportuni, senza dimenticare le specifiche competenze, in materia, della Santa Sede. Questo processo sarà articolato in diverse tappe per giungere alla formulazione di alcune proposte che saranno sottoposte all’Assemblea Generale.
In questo quadro, i Vescovi hanno anche condiviso percorso, finalità e tempistiche che condurranno alle Assemblee del 2027-2028, secondo quanto indicato dalla Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi. La prima tappa coinvolgerà le Chiese locali, invitate a un lavoro di verifica e discernimento sulla recezione delle pratiche sinodali, in vista dei successivi passaggi verso l’appuntamento ecclesiale nazionale del 2028.
A Roma preti in corteo per la pace in Terra Santa
Nel silenzio della stampa e dei media un centinaio di sacerdoti, provenienti da tutta Italia e anche dall'estero, ha manifestato per le vie della Capitale per invocare la pace. Un modo per sensibilizzare sulla necessità di risolvere i conflitti con il dialogo e la diplomazia. la marcia è stata organizzata dalla rete “Preti contro il genocidio”
Alle 15,00 un momento di preghiera presso la Chiesa di Santo Spirito in Sassia. Poi una marcia lungo Via della Conciliazione, portando un sudario con i nomi di 300 bambini palestinesi e libanesi uccisi dopo la dichiarazione dei due "cessate il fuoco". Lungo il corteo un canto su Taybeh, in Cisgiordania, composto appositamente per l'occasione da padre Xavier Morlans. La conclusione del corteo davanti alla sede di Leonardo, azienda partecipata al 30% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che, secondo il rapporto Sipri del 2025, è la seconda azienda dell'Unione Europea nel settore degli armamenti e ha aumentato il proprio fatturato bellico del 10%, raggiungendo i 13,8 miliardi di dollari.
La difficile situazione a Gaza e in Cisgiordania
L’iniziativa ha avuto anche il supporto di Michel Sabbah, patriarca emerito di Gerusalemme, il quale in una lettera ha scritto: “Qui, ora, la morte regna ovunque e viene moltiplicato l’odio e versato ancora sangue. Pietà, Signore per le vittime che sono state uccise, in un sudario senza fine, ben oltre settantamila persone solo a Gaza. Qui non c’è più umanità. Pregate perché il rispetto per la vita sia nei cuori di tutti i governanti, a Gerusalemme e in tutto il mondo”. Anche oggi l’agenzia di stampa Wafa riferisce che il comune della cittadina Al-Mazra'a Al-Sharqiya, a est di Ramallah, ha dichiarato che "oltre 200 coloni, sotto la protezione dei soldati dell'Idf, hanno attaccato la periferia della città, danneggiando veicoli e abitazioni”.
Per don Nandino Capovilla, che partecipa alla marcia, insieme D Alex Zanotelli, “serve dare un segnale di attenzione a tutti i cristiani della Terra Santa. Si apre l’assemblea delle Nazioni Unite e si chieda assolutamente che si torni proprio a un’azione diplomatica, che si dia voce a quel necessario negoziato, alle voci della Comunità Internazionale che si dia forza soprattutto al diritto internazionale. Ma non solo, come chiede anche Papa Leone, che si proceda proprio all'incontro che porti al rispetto di tutti i diritti e soprattutto delle leggi che proteggono le popolazioni più colpite”.
Sostenere i sacerdoti significa sostenere le nostre comunità
Riceviamo da don Enrico Garbuio, assistente di Sovvenire-CEI, un bel contributo che ci ricorda che tutti noi possiamo esprimere la nostra partecipazione al sostegno del clero attraverso offerte deducibili che possono essere fatte in qualsiasi momento dell'anno. le indicazioni in fondo all'articolo:
Ci sono persone che, giorno dopo giorno, diventano un punto di riferimento. Non perché abbiano sempre una risposta pronta, ma perché ci sono: ascoltano, accompagnano, dedicano tempo, aprono una porta. È attraverso questa presenza quotidiana, fatta spesso di gesti semplici e discreti, che un sacerdote contribuisce a tenere viva una comunità.
Il suo ministero attraversa le stagioni della vita: incontra le famiglie, accompagna i giovani, sta accanto a chi vive una difficoltà, visita anziani e ammalati, ascolta chi cerca un senso, condivide la gioia di una celebrazione e il dolore di una perdita. Una presenza che non si limita a offrire un servizio, ma aiuta a leggere la realtà alla luce del Vangelo e a riconoscersi parte di una comunità.
«Un sacerdote, nella sua vita, accompagna centinaia di famiglie, apre le porte della sua canonica a chiunque bussi» spiega Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica. «Viviamo in un’epoca in cui per ogni bisogno c’è un servizio da acquistare. Poi c’è chi sceglie di fare della propria vita un dono, e questo sovverte tutto».
È proprio la gratuità una delle dimensioni più profonde della vocazione sacerdotale: offrire tempo, ascolto, vicinanza e cura senza chiedere nulla in cambio. Una gratuità che si manifesta nei luoghi più diversi: nella parrocchia e nelle famiglie, accanto a chi è solo, nel dialogo con i giovani, nel mondo della scuola e del lavoro, vicino a chi vive una fragilità. Anche quando non ha soluzioni da offrire, il sacerdote può esserci, aiutando le persone a non sentirsi sole.
Sono incontri che possono sembrare piccoli, ma che nel tempo costruiscono legami. E una comunità cresce proprio attraverso i legami: quando le persone si incontrano, si ascoltano, si sostengono e mettono a disposizione degli altri i propri doni.
La presenza del sacerdote non sostituisce la responsabilità dei laici, ma la sostiene e la incoraggia. Il suo ministero può aiutare ciascuno a riconoscere nella famiglia, nel lavoro, nella cultura e nella società i luoghi concreti nei quali vivere la fede e contribuire al bene comune.



