RONCORelazione tenuta da P. Giuseppe Ronco, missionario della Consolata, in occasione della giornata in preparazione alla Pasqua dei gruppi di Rinascita Cristiana di Torino

Signore Gesù Cristo, Signore, infondi in noi il tuo spirito, “spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore” cosicché possiamo discernere il vero dal falso e compiere in tutto la tua volontà.

Facci contemplare continuamente la tua vita, la tua passione e la tua morte sulla croce e non dimenticare mai l’esempio del tuo amore, cosicché la nostra vita sia
sempre più conforme alla tua.

Ci proponiamo di vedere cos’è un conflitto, di come abitarlo e risolverlo, usando valori e metodologie evangeliche, come si conviene ai discepoli di Gesù.

IannottaVIA CRUCIS 2018 - Commenti di Tiziana Iannotta Paternò Castello di Catania

I STAZIONE
Gesù è condannato a morte da Pilato, per compiacere la folla urlante e che se ne lava le mani

Ancora oggi ci sono Stati in cui vige la pena di morte, ancora oggi si condannano innocenti per motivi politici o per paura di affermare la verità. Ancora oggi ci sono persone che affermano “ in questo caso ci vorrebbe la pena di morte”....
Non si può mai togliere la vita ad un uomo, quando si fa si torna indietro di millenni, quando vigeva la legge del taglione.
Dobbiamo capire che questa non è giustizia e che la vita degli uomini appartiene solo a Dio.
Chiediamo a Dio di non essere vigliacchi.

II STAZIONE
Gesù è caricato della croce
Dopo le flagellazioni anche l'umiliazione di essere caricato della croce su cui verrà appeso.
Quante volte noi crocifiggiamo le persone sparlando di loro, cercando di diminuire il loro valore per accrescere il nostro e cercare di farci belli agli occhi degli altri....E poi, quando la persona ci guarda negli occhi per dire , con dolore, “so che mi hai flagellato” noi le rispondiamo “è colpa tua” e così aggiungiamo il peso della croce dell'umiliazione al ludibrio degli altri.
Non siamo diversi da coloro che flagellarono ed umiliarono Gesù.
Chiediamo che il nostro cuore si ricordi dell'amore autentico per la Verità.

III STAZIONE
Gesù cade per la prima volta
Gesù è stremato, martirizzato, piagato, sanguinante, con la corona di spine che gli infligge un dolore lancinante e continuo al capo, con il peso della croce addosso, Lui, vero Dio e vero Uomo non ce la fa più: cade.
Quante volte un uomo stanco, avvilito, carico di preoccupazioni, senza visione del futuro, ammalato, sfinito, cade...
Un uomo che chiede a Dio: perché? Perché tutto questo? Non ce la faccio più! È troppo per me!
Un uomo che cade e si sbuccia le ginocchia, cade e tradisce la moglie per dimenticare “il male di vivere”, cade e va in depressione, cade e vive per strada.
Un uomo stanco, ferito, umiliato, oppresso.
Signore, ti preghiamo di darci la forza che ebbe Gesù nel rialzarsi a fatica, abbracciare la sua croce, ed andare avanti, in salita.

IV STAZIONE
Gesù incontra sua madre
Il figlio accettato, voluto, amato , oggi incontra la madre mentre va a morire. Lui sapeva da prima, lei sapeva da prima che quello sarebbe stato il loro destino.
Quanto dolore in questo incontro, il dolore dell'ineluttabilità, dell'abbandono, della separazione.
Il dolore di dover accettare una prova che ci fa orrore, che ci sgomenta.
Ti preghiamo Signore, perché tu possa lenire i cuori di tutti i figli destinati a morire e di tutte le madri che li vedono morire.

V STAZIONE
Simone di Cirene viene caricato della croce di Gesù e lo segue
Simone tornava dai campi, dopo una giornata di duro lavoro, viene fermato e gli viene imposto di portare la croce di Gesù, dietro di lui.
La croce è pesante, Gesù cammina piano, si trascina, lascia una scia di sangue, sul suo sangue Simone il Cireneo, cammina scivolando, lentamente, carico di un peso non suo, di una morte non sua.
A volte chiediamo a Dio ragione del nostro coinvolgimento in un male altrui, ragione della nostra pena per una malattia di un nostro congiunto, gli diciamo: io che c'entro?! Non vogliamo portare i pesi degli altri, ci bastano già i nostri, ma, a volte, veniamo messi accanto a persone che, senza di noi, non ce la farebbero, per condividere il loro peso ed aiutarle nelle prove.
Signore, dacci l'umiltà e la pazienza necessarie per condividere le croci degli altri.

VI STAZIONE
Veronica asciuga il volto di Gesù
Gesù trasuda sangue e sudore, è il volto di un malfattore condannato a morte, che si trascina fra due ali di folla giudicante ed aggressiva....di là Veronica, senza curarsi del giudizio degli altri, o delle conseguenze che il suo gesto può avere, si fa un varco in mezzo all'odio , gli si avvicina, gli deterge il viso, per dargli un minimo di sollievo.
Un piccolo gesto che racchiude un grande amore, la carità, la pietà, l'empatia nei confronti di un uomo sofferente.
Lei forse non ha chiaro se Gesù sia davvero il Figlio di Dio, forse è confusa, forse pensa che possa essere anche un malfattore, ma il suo cuore le dice che quello è un uomo che soffre e che lei non può girarsi dall'altro lato, né stare indifferente a guardarlo passare....e fa l'unico , piccolo gesto di aiuto che è in grado di fare.
Signore, aiutaci a non volgere lo sguardo altrove, a guardare in faccia la sofferenza dei fratelli, senza giudicarli, anche se ci disturba, anche se ci sconvolge e dacci il coraggio di fare quei “piccoli gesti” che fanno la differenza.

VII STAZIONE
Gesù cade per la seconda volta
Gesù è sempre più stanco, provato, spossato, la salita è sempre più erta, o, almeno, così gli sembra.
Ogni passo è un dolore, cade, ancora, e aggiunge dolore al dolore, piaga a piaga, non ce la fa, la solitudine lo assale, lo piega, lo atterra.
L'uomo cade, e con lui cadono tutti gli uomini della terra senza speranza, senza forze, senza futuro.
Signore dacci la forza e la voglia di rialzarci ancora.

VIII STAZIONE ­
Gesù incontra le donne di Gerusalemme che piangono su di lui
Lo seguono, si lamentano, piangono perché vedono solo la morte del Cristo, sono disperate perché pensano che sia tutto perduto, ma lui le ammonisce: ‘Non piangete su di me, ma su voi stesse e sui vostri figli...’
In quel momento, Gesù è infastidito dalla poca fede di quelle donne, che piangono perché non hanno capito che Lui non muore per sempre, che Lui risorgerà, che lui le sta salvando.
Non dobbiamo piangere la morte, ma pregare per la vita che si apre quando si spezzano i sigilli della vita eterna.

IX STAZIONE
Gesù cade per la terza volta
La pesantezza dell'incredulità delle donne, lo sforzo nell'ammonirle, Lui, già così provato, cade per la terza volta, sotto il peso dei peccati altrui.
Il basto delle nostre mancanze è sempre più pesante, a volte, insopportabile, aggiunge l'impotenza alla stanchezza.
Ma con le ultime risorse, con le ultime forze, per la terza volta, Gesù si rialza.
Signore, fa che noi troviamo sempre le ultime risorse nella nostra fiducia in te, che ci dà la forza di rialzarci ancora ed ancora ed ancora.

X STAZIONE
Gesù è spogliato delle vesti
Come si può umiliare ulteriormente un innocente condannato a morte, flagellato, sbeffeggiato, deriso, incoronato di spine, carico della croce, sputato?
Togliendogli l'ultimo simbolo di dignità: gli abiti…e giocandosi a sorte la tunica senza cuciture e perciò di valore.
Quanti uomini abbiamo deriso, flagellato, spogliato, innocenti, la Shoah, corpi nudi non più umani, in fila ad aspettare il proprio turno per morire.
Cosa abbiamo fatto?!?!?! Abbiamo crocifisso un innocente, abbiamo spogliato popolazioni intere, abbiamo derubato innocenti, abbiamo reificato l'uomo.
Signore, ti preghiamo di avere lo stomaco forte per guardare in faccia i nostri misfatti e mai, mai più, commettere questi orrori nei confronti dei più deboli, delle donne, dei bambini.
Che nessuno mai più debba dire guardando tutti i crocifissi che ti hanno seguito “se questo è un uomo”.

XI STAZIONE
Gesù viene inchiodato sulla croce
Ogni volta che diciamo il falso, accusando un altro, diamo un colpo con il martello; ogni volta che non accogliamo un fratello e che, uniformandoci al sentire comune, non leviamo alte le nostre voci per dire che siamo tutti uguali, diamo un colpo con il martello, ogni volta che volgiamo le spalle a chi ci chiede il nostro aiuto, diamo un colpo con il martello.
Signore, disarma la nostra mano e rendici capaci di piantare chiodi cui appendere opere di pace.

XII STAZIONE
Cristo muore in croce
Un grido altissimo “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”: è lo stesso grido dei bambini in guerra, delle madri che partoriscono sole nel deserto dell'indifferenza, delle madri che portano i figli straziati in braccio, dei padri che perdono il lavoro, dei giovani costretti a partire, delle persone violate, torturate,dei malati incurabili.
Tu muori sulla croce, su quella croce su cui, ad estremo dileggio, viene appeso il cartello I.N.R.I., Iesus Nazarenus Rex Iudeorum, e ti fai come noi, sconfitto, dolente, fallito.
Tu diventi davvero il Re dei Giudei, anzi, il Re del Mondo, nel momento in cui ti uccidono, ti rivestono di regalità, ti innalzano su tutto il mondo, come in quel magnifico quadro di Salvador Dalì, in cui Tu, con la tua croce , sei sospeso sul mondo .
Porta i nostri fallimenti con te, nel sepolcro, perché lì, ove l'abisso è più fondo, possano diventare cuscini di luce su cui camminare per tornare a vedere l'alba della nuova vita.

XIII STAZIONE
Gesù è deposto dalla croce e consegnato alla madre
Tutto è compiuto, il tuo corpo esanime viene riabbracciato da tua madre, testimone straziata, umile, che ti stringe per l'ultima volta fra le braccia. Quella madre cui hai consegnato un altro figlio, il tuo diletto discepolo, cui hai affidato anche lei, come a dire: nulla finisce: tu avrai ancora una madre e tu avrai ancora un figlio.
Si può sempre trovare un figlio da accudire, anche se la vita ce ne strappa uno, si può sempre dare ancora amore ad una madre, anche se altrui: siamo tutti fratelli, i figli sono di tutti e le madri anche.
L'amore non può essere confinato nell'ambito ristretto di una famiglia, deve dilagare, spargersi intorno per fruttificare.

XIV STAZIONE
Gesù è deposto nel sepolcro
Ti hanno avvolto in un candido lino, dopo averti cosparso le membra di mirra ed aloe, ti hanno scavato nella roccia, in un posto mai usato prima, una tomba nuova, ultimo gesto d'amore di chi ti aveva conosciuto ed amato, hanno chiuso il sepolcro , al buio, rotolando la pietra davanti al varco d'ingresso.
Ora sei lì, solo, al buio, finalmente non soffri più, finalmente la definitiva Verità si apre nel buio.
Fuori dalla porta le donne, Maria e Maria di Màgdala, ancora indugiano.
Signore, fai che la sapienza del cuore delle donne possa essere sempre profezia della Tua Verità.

XV STAZIONE
Gesù risorge dai morti
Perché cercate tra i morti Colui che è vivo? Egli non è qui, è Risorto.
Le donne ti cercavano per aggiungere aromi al tuo corpo, ma Tu già avevi ripreso la strada verso il Padre.
Tu , che avevi già sconfitto la morte di Lazzaro, oggi Tu sei fra noi, Cristo il Vivente, ci hai lasciato il Tuo Spirito ad aiutarci, hai rinnovato il tuo patto d'amore con noi, nel perdono.
Tu accompagni la nostra vita nella Verità e sconfiggi la morte del peccato, ci sostieni nelle prove e nel dolore, ci sei compagno di cammino.
Signore ti chiediamo di farci risorgere ancora una volta con te e fa sì che il simbolo del cristiano sia una croce vuota, sconfitta.

Amor omnia vincit.

Licio 2018Due riflessioni a cura dell'Assistente nazionale P. Licio Prati

 Il grido dei poveri (Sal 72)
I poveri saranno sempre con noi. Ce lo ricorda, con lucidità e sconforto, Gesù stesso nel Vangelo [i]. Parlare di poveri nel mondo antico, e in particolare al tempo di Gesù, significa parlare della stragrande maggioranza della popolazione. Non solo mendicanti, orfani e vedove, malati cronici e disabili, pastori, prostitute; ma anche artigiani, pescatori, piccoli agricoltori, braccianti, piccoli commercianti. L’abisso esistente tra ricchi e poveri è reso più profondo dai debiti che i poveri - per sopravvivere - contraggono vendendo i propri beni, le proprie terre ed anche se stessi come schiavi. Il mondo oggi non è cambiato: si è solo ristretto in una piccola contrada. L’umiliazione e il dramma dei poveri del mondo sono gli stessi di ieri. E parlando di povertà siamo ben consapevoli che non si tratta solo di un problema economico, Perché un uomo, un popolo per vivere hanno bisogno non solo di beni economici. Hanno bisogno di uno spazio vitale.

GruppoAbbiamo scelto di approfondire il tema giovani e lavoro avvalendoci anche dei nostri contatti con il Centro di formazione professionale degli Stimmatini in Verona e dell'esperienza degli insegnanti presenti nel nostro Movimento. Abbiamo riportato qualche riflessione su famiglia e lavoro nate nei nostri gruppi.

Con la Buona Scuola è stato introdotto il modello dell’alternanza scuola-lavoro con obiettivo prioritario quello del contrasto alla disoccupazione e alla dispersione scolastica. Fulcro di tale iniziativa è la volontà di vedere la scuola protagonista di una politica strutturale finalizzata alla crescita e alla formazione di nuove competenze spendibili anche a livello lavorativo per tutti gli studenti della scuola superiore.
Analizzata dal punto di vista degli operatori coinvolti però la formula dell’alternanza scuola-lavoro evidenzia attualmente alcune criticità che elenchiamo per punti:

BassettiCari confratelli e – permettetemi – soprattutto cari amici,
sono ormai molti anni, dal 1994, che partecipo ai lavori della Conferenza Episcopale Italiana. Vi sento amici: per la conoscenza lunga e profonda, la comunione vissuta in momenti di fraternità, la condivisione di responsabilità e la discussione franca dei problemi della Chiesa italiana e del mondo. Desidero esprimere la mia più profonda gratitudine al Santo Padre per la fiducia e la premura che ha riposto nella mia persona affidandomi questo incarico. Un pensiero particolare lo rivolgo, inoltre, al Cardinale Angelo Bagnasco, per due mandati presidente della CEI. Lo ringrazio di cuore, a nome di tutti, per il suo servizio, la fedeltà al Papa e alla Chiesa, e l’attenzione dedicata ad ognuno di noi.

GrechiNel periodo di Pasqua è sbarcato in Italia il più alto numero di migranti di questo anno, tra cui tanti minori non accompagnati. Molti sono annegati durante la traversata dalla Libia all'Italia. Noi di Rinascita Cristiana, come tutti, abbiamo assistito attoniti e impotenti a tanto dolore. Proponiamo quindi una riflessione sull'Europa che si accinge anche a nuove elezioni a cura di Serena Grechi, Responsabile nazionale. 
Ultimamente lo spirito europeo si sta sempre più immiserendo e forse spegnendo. Tutti credo abbiamo contribuito a questo fenomeno che è esploso con l'arrivo dei popoli immigrati da guerre, fame e quant'altro, numeri che in due anni sono cresciuti in maniera esponenziale e sono stati comunicati con scopi demagogici intollerabili, nessuno si è preso la briga di raccontare i numeri spalmandoli nei paesi facenti parte la UE. Se l'avessero fatto ci saremmo resi conto che l'accoglienza in Europa era possibile, invece ci siamo accorti che le regole in Europa non sono uguali per tutti.
Tutto questo ha portato ad uno scollamento tra il sentimento di unità fra popoli che aveva animato la nascita dell'Unione. Sentimento che è andato via via assottigliandosi con l'avanzata di populismi, nazionalismi, interessi locali di ogni paese, fenomeno che ha raggiunto il suo apice con l'uscita dell'Inghilterra dall'Unione.  

Napoli conferenza3In un mondo condizionato dall’alta tecnologia globalizzante, dai rapporti umani veloci e instabili parlare di esperienza di Dio sembrerebbe poco popolare. «Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata»[1].
Vi sono tre sfide che il cristiano affronta ogni giorno.
Sfida dell’impegno socio-culturale: integrazione culturale società multiculturale, multietnica.
Sfida delle comunicazioni, il cyber bullismo; mobbing.
Sfida del rinnovamento ad intra della Chiesa: spiritualità familiare; esigenze di rinnovamento.
Il Concilio insegna che «è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti e singoli i doveri e affari del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta» (LG 31).

FrancescaL’identità di Rinascita Cristiana

RC è nata in tempo di crisi, per i tempi di crisi, per stare vigile ed attiva non solo entro il confine ma sul confine... indirizzata cioè come gruppo e insieme di  gruppi alla missione di dialogo culturale e promozione solida e seria umano-cristiana dell'ambiente di vita in cui Dio ha messo ciascuno e il gruppo.

Il fine ultimo del gruppo e del movimento è la evangelizzazione missionaria:la promozione della fede vissuta presso i lontani dalla fede e vita cristiana.

Poi si è arrivati rapidamente alla crisi odierna: il lavoro è divenuto precario, la sicurezza sociale è diminuita e la caratterizzazione dei nuovi destinatari o aderenti a RC, sempre meno formati religiosamente dall'ambiente d'origine, si è spostata forse in modo tale da non permettere più una individuazione dei nostri destinatari su base sociologica-sociale. Restava solo l'idea della "azione del simile sul simile" come la più immediata e diretta indicazione.

E il richiamo allora e oggi ad una spiritualità di Incarnazione come fatto totale che ci caratterizza come movimento di spiritualità.

CasatiQuesto il titolo che mi è stato affidato.
Faccio una premessa. Sono lontano dai vostri gruppi da trent’anni e quindi registrerete purtroppo nelle mie parole una distanza, che per fortuna sarà colmata dagli interventi di oggi che entreranno sempre nel tema, penso a quello ora ascoltato di Serena Grechi e quelli che seguiranno nella mattinata e nel pomeriggio. Mi sento più sereno: colmeranno i miei vuoti e colmeranno anche questa mia modalità di  procedere non tanto per concatenazioni logiche ma più per storie e sussulti, in uno stile quasi rapsodico.

LicioI gruppi di Rinascita Cristiana stanno sviluppando nella meditazione proposta dal piano di Lavoro, il tema dell’Alleanza e, a partire dal seminario estivo, quello di un pensare critico; sono per noi un invito ad un sano discernimento e ad un valido impegno.

Cosa c’è in un nome?

What’s in a name? that which we call a rose… – si chiederebbe la Giulietta di Shakespeare.

Cosa c’è dentro la parola diathêke (che traduciamo con ‘alleanza, testamento’)? E dentro la parola lógos (che noi traduciamo con ‘Verbo, Parola’)?

 

Capisci quello che leggi
Per un uso critico della Bibbia nella pastorale di Francesca Sacchi Lodispoto

Atti 8, 26-40. Un angelo del Signore parlò intanto a Filippo: «Alzati, e và verso il mezzogiorno, sulla strada che discende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». Egli si alzò e si mise in cammino, quand'ecco un Etiope, un eunuco, funzionario di Candàce, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i suoi tesori, venuto per il culto a Gerusalemme, se ne ritornava, seduto sul suo carro da viaggio, leggendo il profeta Isaia. Disse allora lo Spirito a Filippo: «Và avanti, e raggiungi quel carro». Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». Quegli rispose: «E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui. Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:

Poverta esclusione sociale

Cenni sulle politiche contro povertà ed esclusione sociale

(a cura di P. Grasselli)

1.Interventi pubblici di welfare sociale (da Gori, Ghetti,…)

il Welfare Sociale è l’insieme di servizi alla persona e prestazioni monetarie erogati per alleviare, rimuovere o prevenire condizioni di disagio e/o mancanza di autonomia… in concreto, servizi sociali e socio-educativi di competenza dei Comuni, dei servizi socio-sanitari di titolarità delle ASL (Regioni), di alcune

prestazioni monetarie (d’invalidità civile e contro la povertà) di responsabilità statale… due gruppi di utenti: chi in situazione di disagio (povertà, varie forme di emarginazione)… chi in condizione di ridotta autonomia (anziani non autosufficienti, disabilità, bambini piccoli)… entrambi esposti ai cd “nuovi rischi del welfare”, fragilità diffusesi fortemente negli ultimi decenni…
Il Welfare Sociale non rientra tra le categorie tradizionalmente utilizzate per indicare le componenti del

Cittadini e istituzioni
Occorre un’Italia “più capace di prendersi cura, a partire dai bisogni essenziali ma non limitandosi a quelli, nella prospettiva della ricostruzione dei legami, delle storie personali e familiari, delle comunità territoriali” (Frigo).

Istituzioni e cittadini oggi in italia - prof. Giuseppe Dalla Torre

1. Diffidenza per le istituzioni ma senso civico?

Si è sempre detto che gli italiani sarebbero caratterizzati, tra l’altro, da scarso senso civico e l’osservazione quotidiana dello svolgersi della vita nel nostro Paese sembrerebbe dare, spesso, una indiscutibile conferma dell’assunto.
Si tratta di un assunto che è tanto risalente nel tempo e radicato, del quale sono state date diverse motivazioni. Una di queste, e certamente tra le più ricorrenti, consiste nel ritenere che da noi la cittadinanza sarebbe debole in ragione delle radicate convinzioni cattoliche. L’Italia, in altre parole, non avendo conosciuto la Riforma