Una lettera della Responsabile Nazionale.
Rinascita. Questa parola, questa realtà, mi accompagna da venti anni, quanti sono gli anni che ho passato nel Movimento Rinascita Cristiana. Devo dire però che mai l’ho sentita viva e fremere dentro di me come ora! Rinascere, dopo essere stati colpiti dal coronavirus con tutta la sua malefica potenza è duro e faticoso. Non parlo solo del dolore fisico, ma soprattutto della sofferenza psicologica; un’ esperienza di morte e di vita sconvolgente. Mai avrei creduto di vivere di persona le parole del salmo 23 (22) “Iaweh è il mio pastore”.
Sì, mi sono ritrovata in quella ‘valle oscura’ e lì ho trovato il Signore, il buon pastore che mi aspettava, mi faceva strada con il suo ‘bastone’ e il suo ’vincastro’, mi sosteneva e mi dava la forza per uscirne. Ho sentito sulla mia pelle la forza e la potenza delle preghiere di tutta la comunità di Rinascita e di tante altre persone, perfino di alcune che, a detta loro, si dichiaravano atee. Ero stremata e Lui mi ha dato da bere; mentre ero prigioniera di quella ‘palla’ che mi sparava la vita nei polmoni rattrappiti dalla malattia, ho chiesto il Suo aiuto e Lui non me lo ha fatto mancare. La paura che sentivo dentro di me e che leggevo negli occhi di tutti è sparita: la certezza di una guarigione, anche se lontana, si è fatta avanti e mi ha sorretto: “Felicità e grazia mi saranno sempre compagne tutti i giorni della mia vita”.
E in quel luogo di dolore ho visto la bellezza dell’uomo in tutti coloro, infermieri e medici che a ritmi e orari sfibranti si battevano per salvare più vite, mossi da quella forza interiore che li spinge ad aiutare, a strappare alla morte giovani e vecchi, senza sentire stanchezza e fatica.
Pochi, soli, con turni pressanti hanno mostrato al mondo che lo spirito di solidarietà e di altruismo esiste. Questo male che ha ferito il mondo intero ha fatto anche conoscere che l’amore trionfa, che l’uomo non è di per sè male.
L’uomo è male e bene dentro; e spesso è per le circostanze della vita che manifesta solo il male, l’egoismo, l’avidità, la violenza, ma in realtà in ognuno di noi c’è anche l’amore e la solidarietà. La difficoltà è riuscire a riconoscere questa nostra ricchezza interiore e ad esprimerla.
Le guerre e le ingiustizie fanno sì che questo bene venga sospinto nel fondo dei nostri cuori per cui trovare la forza di dissodare il terreno per far rinascere quella pianta d’amore che è stata messa nei cuori di ognuno di noi dalla misericordia di Dio, certe volte sembra impossibile, quasi inconcepibile. Invece dobbiamo sforzarci di credere che da questa pandemia il mondo ne uscirà trasformato in meglio. Questo mondo sospeso ora nel silenzio di ognuno di noi, scandito solo dai numeri di morte che tutti i giorni ascoltiamo, cambierà paradigma. Sarà diverso e migliore. Il nostro sforzo dovrà tendere a non considerare questo devastante periodo come un incidente di percorso dell’evoluzione umana, ma a viverlo come un vero cambiamento spirituale, qualcosa di più profondo che ci faccia rinascere.
Dovremo essere capaci di riscoprire nella forza della nostra fragilità, la forza di cambiare le cose. Noi siamo ‘relazione’ e dobbiamo continuare ad esserlo nelle forme nuove di relazione che sicuramente nasceranno, relazione con gli altri, con chi ci è vicino, con chi ci è lontano, con la terra che ci accoglie e che intorno a noi nonostante il mondo sia sospeso,va avanti: i fiori sbocciano, la vita nei prati e sugli alberi fiorisce. Rinasce, come rinasce miracolosamente la vita nel pianto e nel sorriso di ogni neonato che in questi giorni si affaccia fiducioso alla vita e ci dice: “ L’amore ti farà resistere!”
Ci ritroviamo a meditare la Parola mentre ascoltiamo il sussurro delle foglioline appena nate e solo così comprendiamo quanta bellezza e quanto amore ci sono stati donati senza a volte avvertirlo appieno. Avviciniamoci a questa Pasqua del Signore con rinnovata fede, con lo spirito di Rinascita e riprendiamo il cammino ripetendo col salmo attah immadì “ Tu sei con me più che mai”.



