Giubileo per la terraIl Pontefice nel suo messaggio per la Giornata di preghiera per la custodia del creato del 1 settembre invita ad ascoltare "la voce della terra" e chiede una "giustizia riparativa": "Domanda di crescita e ciclo di produzione e consumi stanno estenuando l'ambiente, dalla pandemia la possibilità di sviluppare nuovi modi di vivere" Chiede una giustizia riparativa, la cancellazione del debito dei Paesi poveri in seguito alle crisi connesse alla pandemia da Covid-19 e, infine, protezione per le comunità indigene dagli interessi e dal “nuovo tipo di colonialismo” delle multinazionali. Nel messaggio il Pontefice indica le radici dei problemi che hanno portato a “spezzare i legami che ci univano al Creatore, agli altri esseri umani e al resto del creato”. E lo fa nell’anno del cinquantesimo anniversario del Giorno della Terra: un Giubileo, quindi, un “tempo di ritorno a Dio”. “Abbiamo bisogno di risanare queste relazioni danneggiate, che sono essenziali per sostenere noi stessi e l’intero tessuto della vita”. Cinque i punti in cui si incentra il testo: ricordare, ritornare, riposare, riparare e rallegrarsi. Nel Giubileo l’attenzione – sottolinea il Papa – deve essere rivolta “specialmente ai poveri e ai più vulnerabili”, perché “è un tempo per dare libertà agli oppressi e a tutti coloro che sono incatenati nei ceppi delle varie forme di schiavitù moderna, tra cui la tratta delle persone e il lavoro minorile”.

Ritornare ad ascoltare la terra. Il messaggio del Papa si apre con l’esigenza di riconoscere la situazione attuale: “Oggi la voce del creato ci esorta, allarmata, a ritornare al giusto posto nell’ordine naturale, a ricordare che siamo parte, non padroni, della rete interconnessa della vita”. Nelle parole di Francesco, un monito: “La disintegrazione della biodiversità, il vertiginoso aumento dei disastri climatici, il diseguale impatto della pandemia in atto sui più poveri e fragili sono campanelli d’allarme di fronte all’avidità sfrenata dei consumi”. Quindi, l’incoraggiamento a “ritornare ad ascoltare la terra”.
Dalla pandemia anche un’opportunità. Richiamando l’esperienza dell’attuale pandemia, Papa Francesco evidenzia che “ci ha portati in qualche modo a riscoprire stili di vita più semplici e sostenibili”. “La crisi, in un certo senso, ci ha dato la possibilità di sviluppare nuovi modi di vivere – osserva il Pontefice -. È stato possibile constatare come la Terra riesca a recuperare se le permettiamo di riposare: l’aria è diventata più pulita, le acque più trasparenti, le specie animali sono ritornate in molti luoghi dai quali erano scomparse”.
Nelle parole di Francesco l’esortazione a “sfruttare questo momento decisivo per porre termine ad attività e finalità superflue e distruttive, e coltivare valori, legami e progetti generativi”. “Dobbiamo esaminare le nostre abitudini nell’uso dell’energia, nei consumi, nei trasporti e nell’alimentazione. Dobbiamo togliere dalle nostre economie aspetti non essenziali e nocivi, e dare vita a modalità fruttuose di commercio, produzione e trasporto dei beni”.
Cancellare il debito dei Paesi poveri. Francesco ricorda “la storia di sfruttamento del Sud del pianeta”, che “ha provocato un enorme debito ecologico, dovuto principalmente al depredamento delle risorse e all’uso eccessivo dello spazio ambientale comune per lo smaltimento dei rifiuti”. Una condizione che impone adesso “una giustizia riparativa”.  Tanto che il Papa lancia un appello:
“Cancellare il debito dei Paesi più fragili alla luce dei gravi impatti delle crisi sanitarie, sociali ed economiche che devono affrontare a seguito del Covid-19”.
Protezione delle comunità indigene dalle multinazionali. L’ultimo punto del messaggio è una richiesta di aiuto e protezione per le comunità indigene da compagnie, in particolare multinazionali, che, “attraverso la deleteria estrazione di combustibili fossili, minerali, legname e prodotti agroindustriali, ‘fanno nei Paesi meno sviluppati ciò che non possono fare nei Paesi che apportano loro capitale’”. Papa Francesco cita il discorso di san Giovanni Paolo II alla Pontificia Accademia delle scienze sociali (27 aprile 2001) per dire che “questa cattiva condotta aziendale rappresenta ‘un nuovo tipo di colonialismo’, che sfrutta vergognosamente comunità e Paesi più poveri alla disperata ricerca di uno sviluppo economico”. Per fermare queste pratiche, secondo il Pontefice, “è necessario consolidare le legislazioni nazionali e internazionali, affinché regolino le attività delle compagnie di estrazione e garantiscano l’accesso alla giustizia a quanti sono danneggiati”. (Il messaggio)