Nella Messa di chiusura, il 25 settembre, del 27° Congresso Eucaristico nazionale che si è svolto a Matera Papa Francesco nella sua omelia ci ricorda come l’Eucaristia sia profezia di un mondo nuovo - Chi adora Dio non diventa schiavo di nessuno. Non c’è vero culto eucaristico senza compassione dinanzi alle ferite di chi soffre. «Non sempre sulle tavole del mondo il pane è condiviso; non sempre emana il profumo della comunione; non sempre è spezzato nella giustizia». Esorta a «vergognarsi» per le quotidiane ingiustizie, disparità, soprusi contro i deboli e l’indifferenza verso i poveri. L’Eucaristia ricorda che il primato è di Dio: il riccone del Vangelo (Luca 16,19-31) non è in relazione con Dio, pensa solo al proprio benessere e alla ricchezza mondana: «Com’è triste questa realtà, quando confondiamo quello che siamo con quello che abbiamo, quando giudichiamo le persone dalla ricchezza che hanno, dai titoli che esibiscono, dai ruoli che ricoprono o dalla marca del vestito che indossano. È la religione dell’avere e dell’apparire, che spesso domina la scena di questo mondo, ma alla fine ci lascia a mani vuote».
L’Eucaristia ci chiama anche all’amore dei fratelli - «È stato il ricco a scavare un abisso tra lui e Lazzaro - il povero il cui nome significa “Dio aiuta” - nella vita terrena e nella vita eterna, quell’abisso rimane. Se scaviamo un abisso con i fratelli, ci scaviamo una fossa per il dopo; se alziamo dei muri adesso contro i fratelli, restiamo imprigionati nella solitudine e nella morte anche dopo. Le ingiustizie, le disparità, le risorse della Terra distribuite in modo iniquo, i soprusi dei potenti contro i deboli, l’indifferenza verso il grido dei poveri, l’abisso che ogni giorno scaviamo generando emarginazione, non possono lasciarci indifferenti. Riconosciamo che l’Eucaristia è profezia di un mondo nuovo, è presenza di Gesù che ci chiede una vera conversione. Da qui l’esigenza di sognare una Chiesa eucaristica che si inginocchia davanti all’Eucaristia e adora con stupore il Signore, ma che sa anche piegarsi con compassione davanti alle ferite di chi soffre, sollevando i poveri, asciugando le lacrime, facendosi pane di speranza e di gioia per tutti». Il Pontefice conclude il Congresso «Torniamo al gusto del pane. Per una Chiesa eucaristica e sinodale», quattro giorni (22-25 settembre) di preghiera, riflessione e confronto con 800 delegati da 166 diocesi e un’ottantina di vescovi.
Il Congresso si è aperto con un forte appello alla pace di Zuppi - «Il mondo coltiva la divisione, l’odio, il pregiudizio, quello raffinato e quello tragicamente violento dell’odio etnico, quello della parola e quello delle armi nucleari. Questo Pane ci aiuta a dare sapore alla vita e a lavorare nel grande campo di questo nostro mondo perché le armi siano trasformate in falci, per farci costruire un mondo finalmente di “Fratelli tutti”. Torniamo al gusto del pane: nella pandemia ne siamo stati privati. Riscopriamolo e viviamolo in maniera più familiare. Viviamo una guerra in Europa che brucia i campi, toglie il pane, crea fame».
La Cei in visita alla Casa circondariale di Matera - Per esprimere gratitudine ai detenuti che hanno realizzato le sacche per i partecipanti al Congresso e per lanciare un messaggio di speranza, accompagnato dall’arcivescovo di Matera Antonio Giuseppe Caiazzo, Zuppi e una delegazione del comitato per i Congressi Eucaristici incontrano una rappresentanza dei 163 detenuti; visitano tre sezioni e i laboratori del progetto «Made in Carcere» dove sono state preparate le 3000 sacche per il Congresso. «Abbiamo bisogno di una società solidale, più aperta e accogliente verso gli ultimi, perché i detenuti sono gli ultimi» dice Pietro, uno dei reclusi che fa riferimento al dramma dei troppi suicidi in carcere. (Pier Giuseppe Accornero)



