Cappella CEI 300x268“Chiedere la pace è operare per la pace: significa andare incontro alla carne di Cristo che sta soffrendo e domanda la cura della nostra dedizione e la purezza della nostra preghiera”. Lo ha ricordato Mons. Giuseppe Baturi, Segretario Generale della CEI, che, il 4 marzo, ha presieduto la Messa nella Cappella della sede della CEI aderendo all’iniziativa del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) di pregare per le vittime della guerra e invocare una pace “disarmata e disarmante”.  Un invito più che mai attuale in questi ultimi giorni e che tutti noi abbiamo fatto nostro.
Durante la Celebrazione, si è quindi pregato per affidare a Dio “il grido dei popoli feriti dalla guerra, le nostre paure e le nostre resistenze, perché la sua presenza disarmi i cuori e apra vie di fraternità”, per “le vittime innocenti della violenza e della guerra, perché, nel mistero del dolore innocente, ogni vita ferita sia accolta e ogni lacrima venga asciugata”, perché i responsabili delle Nazioni “non cedano alla tentazione della violenza e del dominio, ma scelgano il disarmo dei cuori e delle armi e si impegnino a promuovere la giustizia e il dialogo” e perché le terre ferite dalla violenza “tornino a rinverdire nella vita e nella concordia”.
Il 13 marzo la Conferenza Episcopale Italiana promuove una Giornata di preghiera e digiuno per invocare la pace. L'invito è rivolto a tutte le comunità ecclesiali affinchè chieda al Re della Pace di salvare l'umanità dagli orrori e dalle lacrime di tutti i conflitti in corso. (www.chiesacattolica.it)