Il messaggio dei vescovi italiani per la ricorrenza del 1° maggio ricorda che: «Il lavoro si intreccia sempre più con la pace e con la guerra. Non è una novità: l’intelligenza e le mani dei lavoratori sono usati per edificare grandi opere di sterminio e grandi opere di pace. Ma la guerra distrugge le vite umane, annulla il benessere di interi Paesi, danneggia l’ambiente; invece, l’economia di pace contribuisce allo sviluppo dei popoli».
Constatano i vescovi: «Ci stiamo abituando alla logica del riarmo», perciò è tempo «di orientare ogni attività umana alla pace» e di attuare le parole del profeta Isaia: «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra» (2,4).
Da 140 anni negli Stati Uniti si festeggia il Primo Maggio ricordando la grande manifestazione a Chicago che purtroppo finì nel sangue.
In Italia la prima celebrazione è il 1° maggio 1890 e anche dal mondo cattolico si levano voci contro la schiavitù e lo sfruttamento del lavoro. Il fascismo sopprime i sindacati e la festa, che viene riconosciuta come festa nazionale nel 1946 come simbolo della lotta per i diritti dei lavoratori. (Il messaggio)



