Rinascita Cristiana verso il Giubileo: animatori e responsabili a Convegno
Da venerdì 25 ottobre a domenica 27 il Movimento Rinascita Cristiana riunisce i propri animatori diocesani in un incontro di programmazione e di presentazione del nuovo Piano di Lavoro a Roma presso la Casa Maria Immacolata.
In un periodo storico fatto di pianto e di tristezza cantare la speranza è un segno tangibile della nostra fede in un Dio misericordioso amante di tutta l’umanità. Il Movimento Rinascita Cristiana propone quest’anno ai propri gruppi questo tema insieme ad una riflessione sul Giubileo.
La nostra proposta inizia volutamente con uno sguardo positivo sugli eventi recenti nella nostra Chiesa italiana: Sinodo e 50° Settimana Sociale.
A luglio una Chiesa giovane e vitale ha approfondito il senso della democrazia nella nostra società durante la Settimana Sociale di Trieste. È stato ribadito che la democrazia vive di partecipazione e “la partecipazione non si improvvisa: si impara da ragazzi, da giovani e va allenata” così come ha ricordato Papa Francesco.
“La democrazia richiede sempre il passaggio dal parteggiare al partecipare, dal fare il tifo al dialogare”. Come cattolici non possiamo accontentarci di una fede privata ma dobbiamo avere il coraggio di avanzare proposte di giustizia e di pace nel dibattito pubblico; non vogliamo difendere privilegi ma essere voce di chi non ha voce e denunciare e propone in una società spesso afona. In definitiva è compito nostro, come ricorda Papa Francesco, “organizzare la speranza”, cioè organizzare la pace, la buona politica, la giustizia sociale, la solidarietà e l’inclusione.
“Senza speranza, saremmo amministratori, equilibristi del presente e non profeti e costruttori del futuro” (Papa Francesco).
“La speranza non delude” (Rm. 5,5) è il titolo della Bolla di indizione del Giubileo ordinario dell’anno 2025. Tutti sperano e nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene; tante sono le attese, tante le ingiustizie da sanare, tante le conversioni da fare a livello personale, di società, di popolo e di nazioni.
Tra i temi proposti dalla Bolla di indizione il Movimento Rinascita Cristiana ne ha scelti alcuni particolarmente urgenti nella società italiana e che esigono una attenta revisione di vita secondo la metodologia propria del Movimento.
I temi in esame sono: la ricerca attiva della pace, la lotta alla povertà e all’impoverimento crescente in Italia e nel mondo, l’alleanza tra anziani e giovani per una nuova cultura e infine e, non ultima, la grande sfida dell’immigrazione che oggi mette in causa nel nostro Paese la dignità e il rispetto di ogni persona, la lotta ad ogni esclusione e al razzismo crescente nel nostro Paese.
Con il contributo del biblista P. Jean Louis Ska il canto della speranza è accompagnato da una meditazione sui Salmi. Un approfondimento sui Salmi aiuta a vivere meglio la preghiera della Chiesa che si esprime nella liturgia delle ore e a gustare la bellezza di questi canti biblici.
Speranza, pace, perdono, invocazione… tutto ciò che è parte dell’esperienza umana fondamentale e che troveremo nella nostra Inchiesta è espresso nella poesia dei Salmi. Sarà questa la preparazione al Giubileo che Rinascita Cristiana celebrerà nel mese di dicembre.
Una visione larga della cittadinanza e l'impegno per una cultura di pace
Dal 23 al 25 settembre a Roma si è tenuto il Consiglio permanetne della CEI. La speranza è il tema attorno al quale si sono sviluppati i lavori. Riprendendo gli spunti offerti dal Cardinale Presidente nella sua Introduzione, i Vescovi hanno concordato sulla necessità di non cedere alla sfiducia, ma di «guardare al futuro con speranza perché la Chiesa è una comunità, nonostante le nostre fragilità e contraddizioni». Questa prospettiva, posta da Papa Francesco come fulcro del Giubileo 2025, non può non riguardare i giovani che devono essere considerati una ricchezza e non un problema. L’urgenza educativa, richiamata dal Cardinale Presidente, diventa allora occasione per rilanciare un impegno a favore delle nuove generazioni, un accompagnamento efficace che le valorizzi e le faccia sentire protagoniste della loro vita, di quella della Chiesa e della società, fondato sulla fede e «sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore divino».
Della tendenza ad abituarsi, a non sentirsi interpellati nel profondo da ciò che accade nel mondo i Vescovi hanno parlato anche in riferimento alle guerre e alle migrazioni. In particolare, di fronte alle migliaia di persone che scappano dalle loro case per cercare speranza altrove, i Vescovi hanno fatto propria la visione aperta da Papa Francesco che ha chiesto di affrontare la questione «ampliando le vie di accesso sicure e le vie di accesso regolari per i migranti, facilitando il rifugio per chi scappa da guerre, dalle violenze, dalle persecuzioni e dalle tante calamità; favorendo in ogni modo una governance globale delle migrazioni fondata sulla giustizia, sulla fratellanza e sulla solidarietà. E unendo le forze per combattere la tratta di esseri umani, per fermare i criminali trafficanti che senza pietà sfruttano la miseria altrui» (Udienza generale, 28 agosto 2024). Al termine dei lavori un “Appello per la pace” preoccupati dall’escalation che sta interessando, in queste ore, soprattutto il Medio Oriente, senza dimenticare l’Ucraina e gli altri conflitti in corso in diverse parti del mondo.
Altri temi su cui i Vescovi si sono soffermati sono: lo ius scholae, il cammino sinodale, le violenze in famiglia, l'Europa (interessante la prospettiva di una Camaldoli europea, l'ambiente e la riforma della CEI). (Comunicato finale del Consiglio permanente)
Quanti sperano nel Signore camminano senza stancarsi (Is. 40,31)
In un bel messaggio rivolto ai giovani. Papa Francesco li ha invitati alla XXXIX Giornata mondiale della gioventù che sarà celebrata nelle chiese particolari il 24 novembre 2024.
In occasione dell'uscita tra breve del Piano di Lavoro del Movimento Rinascita Cristiana "Il canto della speranza" accompagnato dalla lettura biblica di alcuni salmi, vogliamo riprendere alcuni punti del messaggio che riguardano non solo i giovani, ma tutti i cristiani. Il messaggio è un invito ad una speranza fattiva che è la missione proposta dal Piano di Lavoro di quest'anno.
"Camminare senza stancarsi" è un invito che ci riguarda tutti, perchè alla stanchezza spesso si unisce la noia. "Si tratta di quello stato di apatia e di insoddisfazione di chi non si mette in cammino, non si decide, non sceglie, non rischia mai, e preferisce rimanere nella propria comfort zone, chiuso in sé stesso, vedendo e giudicando il mondo da dietro uno schermo, senza mai “sporcarsi le mani” con i problemi, con gli altri, con la vita. Questo tipo di stanchezza è come un cemento nel quale sono immersi i nostri piedi, che alla fine si indurisce, si appesantisce, ci paralizza e ci impedisce di andare avanti. Preferisco la stanchezza di chi è in cammino che la noia di chi rimane fermo e senza voglia di camminare!"
Mettiamoci in cammino quindi superiamo stanchezze, noia ed apatia per divenire, come ci suggerisce il Piano di Lavoro, pellegrini di speranza.
Il testo continua con altre tre belle suggestioni: pellegrini nel deserto; da turisti a pellegrini; pellegrini di speranza per la missione. (Il testo completo del messaggio)
Costruire insieme senza paura un patto sociale
Pubblichiamo l'intervista rilasciata dal Card. Zuppi domenica 1 settembre al quotidiano Avvenire. Una panoramica sulle sfide attuali in Italia e nel mondo.
Il mondo mette paura, ma «non ci possiamo rassegnare». Con il coraggio del futuro, con la forza della speranza, con tutti quegli sforzi di «mediazione al rialzo» che questo momento storico esige, e a cui la Chiesa è pronta a contribuire «non contrapponendosi ai processi culturali ma cogliendo la domanda umana e spirituale» che portano con sé.
Partiamo dall’Italia: come sta?
Prima dobbiamo chiederci come sta il mondo e come sta l’Europa, altrimenti non capiamo. Attenzione a ridurre il mondo a quello che ci riguarda, anche perché abbiamo capito che in realtà ci riguarda tutto. Speriamo anche di ricordarcelo! Facciamo fatica ad accettarlo, ma è così.
Forse perché il quadro è davvero cupo.
Il mondo mette paura, tanto che, come abbiamo rimosso la morte, addomestichiamo le difficoltà invece di affrontarle. Siamo dentro la pandemia della guerra, che proietta ombre pericolose su tutti. Qualche volta mi sembra che stia vincendo la paura della vita, tanto che cerchiamo prima tutte le risposte e sicurezze per scegliere e pensiamo di avere sempre tempo. Mi sembra che abbiamo abolito il futuro anteriore, per cui non crediamo che quando avremo costruito troveremo quello che cercavamo. Così non c’è nemmeno il futuro e tutto diventa un ipotetico condizionale o, dobbiamo dirlo, ci riduciamo al presente!
Il giubileo del 2025 ci aiuterà a cambiare prospettiva?
Il giubileo ha al centro proprio questo tema della speranza, dell’attesa e della costruzione di un bene futuro. Una speranza fondata ha sempre bisogno di segni che possano confortarla e la fede ci aiuta a vedere questi segni e a orientarci verso il futuro senza paura, in modo positivo. È la speranza che mi suggerisce di costruire quello che ancora non c’è, ma che vedo già oggi, tanto posso dire che “quando l’avrò costruito, la casa sarà bellissima!”.
Come essere Chiesa sinodale missionaria
Instrumentum laboris per la Seconda Sessione (ottobre 2024)
Tre anni di cammino dopo l'apertura del processo sinodale nell'ottobre 2021 e oggi, nella fase finale, si sottolinea come una Chiesa in missione richiede l’impegno di tutti così come indica il testo-base che farà da guida alla seconda sessione della XVI assemblea generale ordinaria (2-27 ottobre 2024) del Sinodo dei vescovi. In continuità con l’intero processo sinodale iniziato nel 2021, avanza proposte per una Chiesa sempre più vicina alla gente e in cui tutti battezzati partecipino alla sua vita. Tra gli spunti più partecipazione delle donne ai processi decisionali e più valorizzazione, ma nessuna porta aperta né al diaconato né al sacerdozio; più trasparenza. Il cardinale segretario generale Mario Grech lo descrive come «il risultato e la testimonianza di una vera e propria polifonia» e annuncia la pubblicazione di un sussidio teologico. Per il relatore generale, il cardinale gesuita lussemburghese Jean-Claude Hollerich, la partecipazione al processo sinodale «è ampia e diversificata per una Chiesa di relazioni e non di burocrazia». Il testo-base «è frutto dell’ascolto, del discernimento e della riflessione sulla sinodalità maturata» e sottolinea l’importanza della «accountability, responsabilizzazione».
Sono arrivate alla Segreteria 108 sintesi nazionali preparate dalle Conferenze Episcopali, 9 risposte pervenute dalle Chiese orientali, 4 dall’Unione dei Superiori Generali e dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali. Questo ricco materiale costituisce l’armatura portante del documento. Il documento è rivolto prevalentemente ai membri della seconda sessione, ma è anche un valido strumento per gruppi diocesani e nazionali che desiderano proseguire il cammino di riflessione e discernimento.
La prima parte sottolinea il desiderio di una Chiesa non burocratica, ma concreta. «Lungo il processo sinodale e a tutte le latitudini è emersa la richiesta di una Chiesa non burocratica, ma capace di nutrire le relazioni: con il Signore, tra uomini e donne, nella famiglia, nella comunità, tra gruppi sociali. Solo una trama di relazioni che intrecci la molteplicità delle appartenenze è in grado di sostenere le persone e le comunità, offrendo loro punti di riferimento e di orientamento e mostrando la bellezza della vita secondo il Vangelo: è nelle relazioni – con Cristo e nella comunità – che si trasmette la fede». La seconda parte pone in luce «i processi che assicurano la cura e lo sviluppo delle relazioni, in particolare l’unione a Cristo in vista della missione e l’armonia della vita comunitaria, grazie alla capacità di affrontare insieme conflitti e difficoltà; mette a fuoco quattro ambiti distinti profondamente intrecciati: la formazione, in particolar modo all’ascolto e al discernimento, che conduce a sviluppare modalità partecipate di decisione nel rispetto dei diversi ruoli». La terza parte sottolinea: «nella vita sinodale missionaria della Chiesa le relazioni di cui è intessuta e i percorsi che ne assicurano lo sviluppo, non possono mai prescindere dalla concretezza di un “luogo”, cioè di un contesto e di una cultura». (Il documento)



