Le chiese cristiane in Italia. Messaggio per la settimana di preghiera, 18-25 gennaio
Care sorelle e Cari fratelli,
quest’anno il tradizionale messaggio di invito alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (SPUC) ha molte più firme del solito. La decisione è stata presa nella seconda “Conversazione spirituale tra Chiese cristiane in Italia”; una terza è già in programma per il 16 giugno 2025. A Napoli, il 21 gennaio, tutte le Chiese firmatarie si uniranno in un incontro ecumenico nazionale che, nel 2026, avrà la forma di un Simposio nazionale. Nel 2025 ricorre l’anniversario della formulazione del Credo di Nicea (325), millesettecento anni. Le nostre chiese riconoscono nelle sue formulazioni una compiuta espressione della fede cristiana che tutte condividono. Questo ci ricorda che a monte delle nostre storie, diverse e spesso divise, delle nostre diverse prospettive, c’è la stessa vocazione da parte dell’unico Signore Gesù Cristo, che tutti chiama all’obbedienza della fede. La comunione che viviamo, il dialogo che promuoviamo e l’unità che cerchiamo non sono dunque basate sui nostri buoni propositi, ma sulla comune chiamata a ricevere e testimoniare l’amore di Dio in Cristo. Al centro della Settimana di quest’anno c’è la domanda che Gesù rivolge a Marta nel racconto della resurrezione di Lazzaro: “Credi tu questo?” (Giovanni 11,26). Riceveremo anche noi, insieme, questa domanda, la stessa per tutti e posta dall’unico Signore, e saremo chiamati insieme a riflettere sulla nostra fede, sulla nostra testimonianza e sul nostro servizio, e a rispondere, ognuno e tutti. Disponiamoci dunque a condividere la gratitudine per la vocazione che abbiamo ricevuto e a rispondere alla domanda di Gesù a Marta, chiedendo allo Spirito di allargare i nostri cuori, di aprire le nostre menti, di orientare i nostri passi e di farci vivere la realtà della fraternità che supera le nostre storie particolari. Che il nostro incontrarci provenendo da strade diverse possa anche essere una testimonianza in tempi sempre più conflittuali. Vostri/e in Cristo
S.E. Mons. Derio Olivero, Vescovo di Pinerolo, Presidente della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo della Conferenza Episcopale Italiana Rt Revd Robert Innes, Vescovo Anglicano della Diocesi in Europa, Chiesa d'Inghilterra S.E. l’Arcivescovo Khajag Barsamian, Chiesa Armena S.E. Anba Barnaba, Vescovo Chiesa Copta di Roma Tenente Colonnello Andrew Morgan, Capo del Territorio dell'Esercito della Salvezza S.E. Metropolita Polycarpos, Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia Diacona Alessandra Trotta, Moderatora della Tavola Valdese Padre Ambrogio Matsegora, Amministrazione delle parrocchie della Chiesa Ortodossa Russa (Patriarcato di Mosca) in Italia Pastore Carsten Gerdes, Decano Chiesa Evangelica Luterana in Italia Pastore Alessandro Spanu, Presidente Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia Predicatore Antonio Pierri Coordinatore della Comunione delle Chiese libere Pastore Daniele Garrone, Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia S. E. Mons. Siluan, Vescovo Diocesi Ortodossa Romena d’Italia S.E. Anba Antonio, Vescovo Chiesa Copta di Milano Pastore Luca Anziani, Presidente Opera per le Chiese Evangeliche Metodiste in Italia S.E. Mons. Andrej Cilerdzic, Chiesa Serbo ortodossa Pastore Giovanni Traettino, Vescovo Chiesa Evangelica della Riconciliazione
Incontro ecumenico delle Chiese cristiane in Italia
Il 21 gennaio, i responsabili delle Chiese cristiane in Italia si ritroveranno a Napoli per un incontro ecumenico nazionale. L’appuntamento è alle 16.15 presso la Chiesa Valdese, da dove, dopo il saluto di benvenuto, ci si incamminerà verso la Cattedrale: qui alle 18 è prevista la Preghiera ecumenica. “L’incontro di Napoli è un bel segno per celebrare i 1700 anni del Concilio di Nicea, dove la Chiesa indivisa scrisse il Simbolo che ancora dice ciò che ci unisce e a cui tutti facciamo riferimento, definendoci cristiani”, sottolinea Mons. Derio Olivero, Vescovo di Pinerolo e Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo. Un altro “segno”, per Mons. Olivero, è il fatto che il Messaggio per la Settimana per l’unità dei cristiani di quest’anno ha “tante firme, molte di più del passato”: questo significa che il testo “è stato costruito insieme”. Si tratta di “un segno per un sogno, che è quello dell’unità nella diversità, di un cammino di fraternità”. “Di questo c’è tanto bisogno, soprattutto in un Occidente dove non è più scontato dire il cristianesimo. Dirlo insieme, in modi diversi, è una bella chance per il futuro del cristianesimo”, osserva il Presidente della Commissione Episcopale per il quale “questo è anche un modo per testimoniare la pace e la coesione sociale”. “Solo camminando insieme – conclude in un video diffuso in vista della Settimana – possiamo essere operatori di pace”.
Che il 2025 sia un anno di pace e giustizia
“Rimetti a noi i nostri debiti: donaci la tua pace”. Questo il tema della 58° Giornata mondiale per la pace, che si concentra su alcuni temi attuali e offre tre proposte concrete per il nuovo anno: la remissione del debito estero, l’abolizione della pena di morte e la creazione di un fondo globale per sradicare la fame.
Papa Francesco inizia il suo messaggio augurando pace a tutte le persone, soprattutto a quelle che si sentono sopraffatte dalla loro situazione. Sottolinea che l’anno 2025 sarà un Anno Giubilare dedicato alla speranza e alla misericordia di Dio, un tempo per rinnovare la fede e la solidarietà.
Il messaggio evidenzia la responsabilità condivisa di tutti nel proteggere la nostra “casa comune”. Francesco critica lo sfruttamento e l’ingiustizia che persistono nel mondo, invocando un cambiamento culturale che riconosca il legame tra tutti come figli dello stesso Padre.
Proposte concrete
Francesco suggerisce tre azioni chiave per ripristinare la dignità umana e favorire la speranza:
- Condono del debito estero:Il Papa esorta la comunità internazionale a condonare i debiti esteri dei Paesi più poveri, riconoscendo anche un debito ecologico che i Paesi ricchi devono ripagare.
- Abolizione della pena di morte:Francesco chiede l’eliminazione della pena di morte in tutto il mondo, sostenendo che questa pratica distrugge la speranza di redenzione e viola l’inviolabilità della vita.
- Fondo Globale contro la Fame:propone di destinare una percentuale del bilancio globale per gli armamenti alla creazione di un fondo per sradicare la fame e promuovere lo sviluppo sostenibile, soprattutto nei paesi più poveri.
Il Papa sottolinea che la vera pace si ottiene quando i cuori sono disarmati, promuovendo gesti di amicizia e di solidarietà, ed esorta i leader mondiali e le persone di buona volontà a lavorare insieme per un futuro più giusto e fraterno.
La società mondiale sta perdendo il cuore
“Dilexit nos”, la quarta Enciclica di Papa Francesco, ripercorre tradizione e attualità del pensiero “sull’amore umano e divino del cuore di Gesù Cristo”, invitando a rinnovare la sua autentica devozione per non dimenticare la tenerezza della fede, la gioia di mettersi al servizio e lo slancio della missione. È infatti nel Cuore di Cristo che “possiamo trovare tutto il Vangelo” (89) e “riconosciamo finalmente noi stessi e impariamo ad amare” (30). Nella conferenza stapa di presentazione il teologo Mons. Bruno Forte afferma: “l’Enciclica offre la chiave di lettura dell’intero magistero di questo Papa, come ci fa capire lui stesso”. “Lungi dall’essere un magistero schiacciato sul sociale, come a volte è stato maldestramente inteso, il messaggio che questo Papa ha dato e dà alla Chiesa e all’intera famiglia umana nasce da un’unica sorgente, presentata qui nella maniera più esplicita: Cristo Signore e il Suo amore per tutta l’umanità”, ha detto il presule: “È la verità per cui Jorge Mario Bergoglio ha giocato tutta la Sua vita e continua a spenderla con passione nel suo ministero di vescovo di Roma e pastore della Chiesa universale”. Nella prima nota del testo, ha fatto notare Forte, il Santo Padre rivela che buona parte delle riflessioni dl primo capitolo “si sono lasciati ispirare da scritti inediti del padre Diego Fares”, recentemente scomparso. “Tutto ciò che viviamo è unificato nel cuore”, ha osservato il teologo presentando il testo papale: “le tante piccole cose che fanno la vita, come le grandi ferite prodotte dalle guerre, dalle violenze, dalle infermità e dalla morte, ci toccano nel cuore. Chi non lo percepisce mostra di essersi inaridito”. Tra le figure citate, quella di John Henry Newman, che aveva assunto come suo motto l’espressione “cor ad cor loquitur”. Di fronte ad una “forte avanzata” della secolarizzazione, che “aspira ad un mondo livero da Dio”, la devozione al Sacro Cuore “ci aiuta a mettere al centro di tutto l’amore”.
Prima Assemblea sinodale della Chiesa italiana
Nella Basilica di San Paolo fuori le mura dal 15 al 17 novembre si terrà a Roma la Prima Assemblea sinodale delle Chiese in Italia, una delle tappe della “fase profetica”, ultimo tratto del Cammino sinodale nazionale. I delegati si confronteranno sui Lineamenta per poi giungere allo Strumento di lavoro, in vista della Seconda Assemblea sinodale in programma, sempre a Roma, dal 31 marzo al 4 aprile 2025.
I Lineamenta si articolano attorno a tre nuclei: il rinnovamento della mentalità ecclesiale e delle prassi pastorali; la formazione alla fede e alla vita; la corresponsabilità. Il tutto nell’orizzonte missionario, nello stile della prossimità.
Il documento traccia le condizioni di possibilità perché le comunità ecclesiali siano più snelle, più missionarie e più accoglienti. In quest’orizzonte, si è delineata la necessità di operare sul terreno della cultura e dei linguaggi, nell’ambito dell’iniziazione cristiana e della formazione, sul versante della corresponsabilità e della trasparenza.
“Il tema del Cammino sinodale – spiega Mons. Castellucci relatore principale e Presidente del Comitato nazionale del cammino sinodale – è l’orizzonte missionario nello stile della prossimità. Abbiamo vissuto tre anni di lavoro nelle Diocesi attorno alla parola ‘missione’: non si tratta di ritoccare meccanismi interni, di rivedere spazi e tempi, ma di rispondere a ciò che ci viene chiesto dalla società. Siamo in una società pluralista, in un tempo particolare, usciti dalla pandemia che lascia ancora degli strascichi, in un momento in cui le persone perdono la speranza. Noi cristiani dobbiamo rispondere a chi ci domanda ragione dalla speranza che è in noi”.
Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione
Il 27 ottobre è stato pubblicato il Documento finale della Seconda Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Papa Francesco ha annunciato che il testo, approvato in tutti i suoi 155 paragrafi, non sarà oggetto di un’Esortazione apostolica ma può essere diffuso subito perché possa ispirare la vita della Chiesa. “A tutte le Chiese locali – si legge nel Documento – chiediamo di proseguire il loro quotidiano cammino con una metodologia sinodale di consultazione e discernimento, individuando modalità concrete e percorsi formativi per realizzare una tangibile conversione sinodale nelle varie realtà ecclesiali. "Alla luce di quanto è emerso ci sono e ci saranno decisioni da prendere" ha detto Francesco nel discorso di conclusione. "In questo tempo di guerra dobbiamo essere testimoni di pace, anche imparando a dare forma reale alla convivialità delle differenze". «Aprire le porte, senza erigere muri – raccomanda il Pontefice. Cita Madeleine Delbrêl «la mistica delle periferie», che esortava: «Soprattutto non essere rigido. La rigidità è un peccato che tante volte entra nei chierici, nei consacrati, nelle consacrate». «Insieme, con la speranza che non delude, uniti nell’amore di Dio diffuso nei nostri cuori, possiamo non solo sognare la pace ma impegnarci con tutte le forze perché la pace si realizzi attraverso processi di ascolto, dialogo e riconciliazione».
Il documento è stato approvato dai due terzi dell'Assemblea; la parte relativa alle donne nella Chiesa ha ricevuto il maggior numero dei voti contrari. (Il Documento finale)



