Un anno di riflessione sull'Amoris Laetitia
E' questo l'annuncio dato dal Papa prima della recita dell'Angelus di domenica 27 dicembre. Un modo per ricordare il quinto anniversario dell'Esortazione apostolica Amoris Laetitia che ricorre il 19 marzo 2021. L'anno di riflessione si concluderà il 26 giugno 2022 in occasione del X Incontro mondiale delle famiglie a Roma."L'esperienza della pandemia ha messo maggiormente in luce il ruolo centrale della famiglia come chiesa domestica - si legge nel comunicato del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita - e ha evidenziato l'importanza dei legami tra famiglie, che rendono la chiesa 'famiglia di famiglie' (A.L. 87)". Il Dicastero ha curato un vademecum con le diverse iniziative.
San Giuseppe: con il cuore di un padre
Con un apposito decreto e con la lettera apostolica Patris Corde, Papa Francesco ha indetto uno speciale Anno di San Giuseppe, da oggi, fino all'8 dicembre 2021.
Ricorrono i 150 anni del Decreto Quemadmodum Deus, con il quale Pio IX, “mosso dalle gravi e luttuose circostanze in cui versava una Chiesa insidiata dall’ostilità degli uomini”, dichiarò San Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica. E alla figura del custode di Gesù Francesco dedica anche un’apposita Lettera apostolica: “tale desiderio – rivela il Papa – è cresciuto durante questi mesi di pandemia, in cui possiamo sperimentare, in mezzo alla crisi che ci sta colpendo, che le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo”. “Tutti possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà”, assicura Francesco, secondo il quale “San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in ‘seconda linea’ hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza”.
Patto Educativo Globale: per costruire insieme
Incontro CNAL del 10 dicembre 2020
Il filo conduttore dell’incontro è stato il processo che, da settembre 2019, si è messo in moto al fine di rendere concreto il sogno di un patto educativo globale, condiviso a livello planetario. Il processo è stato sapientemente illustrato da Mons Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica. Di seguito la sintesi a cura di Tiziana Iannotta Paternò.
Mons Zani si rifà ai vari appelli di Papa Francesco che intende, per patto educativo globale, “un compito trasversale ed inclusivo, la ricerca di nuovi paradigmi culturali in dimensione ecumenica, interreligiosa, interculturale. Un cammino per ravvivare la passione per un'educazione più aperta, più inclusiva, di ascolto. Molto interessante il seguente passaggio: l'educazione è indispensabile per evitare la disintegrazione della persona; ha bisogno di un “villaggio di persone” che se ne occupino, improntate a relazioni fraterne. In questo senso bisogna: mettere al centro la persona da formare; investire con creatività e professionalità; formare persone che siano disponibili ad educare secondo il dettato evangelico.
Speranza e gratuità, povertà e rinascita
Pubblichiamo parte del testo di Mons. Mario Meini al Consiglio permanente straordinario della CEI, 1 dicembre 2020. Il testo completo è frutto di riflessioni condivise dei nostri Vescovi
"I tempi forti di Avvento e di Natale ci consegnano alcune parole chiave che, come gemme, impreziosiscono la nostra identità cristiana e indicano un percorso luminoso nel periodo caliginoso che stiamo attraversando: speranza, gratuità, povertà, rinascita, famiglia.
Anzitutto, speranza e gratuità. Il cristiano è chiamato a confidare nella “speranza certa” che scaturisce dal Vangelo e sostiene la fiducia. Una fiducia che si esprime nel discernimento e nell’impegno concreto di ogni giorno. Nonostante le fatiche di questa fase storica, abbiamo tanti esempi positivi di dedizione al prossimo: esperienze che spesso nascono nelle nostre parrocchie e si concretizzano in attenzioni educative, gesti di gratuità, iniziative solidali verso i più fragili, proposte culturali per leggere i segni dei tempi. Si moltiplicano i “semi di speranza” che, come comunità cristiana, siamo chiamati a saper vedere e valorizzare, collaborando a diffondere una cultura che chiede fiducia nel domani.
Il Covid, l'"ora della verità" per un futuro migliore
Papa Francesco: le situazioni ‘covid’ e le tre solitudini della mia vita. Immagini, suggerimenti, e suggestioni potenti che Papa Francesco pone a conclusione di Ritorniamo a sognare. La strada verso un futuro migliore, libro realizzato “in conversazione” con lo scrittore e giornalista britannico Austen Ivereigh, che in Italia viene pubblicato per Piemme da Mondadori.
Il punto di partenza è quello attuale. Il Papa lo vede come «l’ora della verità». Un momento di crisi — «da una crisi non si esce mai uguali», ricorda —e di prova rivelatrice. Francesco pensa alla pandemia, ma non solo. «La crisi del Covid-19 sembra unica perché colpisce la maggior parte dell’umanità. Ma è speciale solo per la sua visibilità. Esistono mille altre crisi altrettanto terribili, tuttavia, siccome ad alcuni di noi paiono lontane, ci comportiamo come se non ci riguardassero». Il pensiero del Pontefice corre alle tante guerre nel mondo, al traffico di armi, alle centinaia di migliaia di rifugiati che fuggono dalla povertà, alla fame, ai colossali danni del cambiamento climatico.
Lo sguardo è sul mondo ma non può prescindere dalla propria vicenda personale. Francesco rilegge la propria storia, riannoda i ricordi, spesso toccanti, e parla delle sue «tre situazioni Covid». Quella della grave malattia polmonare che nell’agosto 1957, al secondo anno di seminario, lo vide lottare tra la vita e la morte. Poi il periodo tedesco, nel 1986, che il Papa definisce come il «Covid dell’esilio», nel senso che fu un esilio volontario per completare gli studi. Infine, quella speciale quarantena — un anno, dieci mesi e tredici giorni — trascorsa all’inizio degli anni Novanta in una residenza gesuita a Córdoba, in obbedienza ai superiori. «La cosa più strana» in quella circostanza, annota Francesco, è stata la lettura dei trentasette tomi della Storia dei Papi di Ludwig von Pastor: «Avrei potuto scegliere un romanzo, qualcosa di più interessante. Da dove sono adesso mi domando perché Dio mi avrà ispirato a leggere proprio quell’opera in quel momento. Con quel vaccino il Signore mi ha preparato. Una volta che conosci quella storia, non c’è molto che possa sorprenderti di quanto accade nella curia romana e nella Chiesa di oggi. Mi è servito molto!». Ogni crisi, insomma, ci offre una lezione, che bisogna saper cogliere. «Questi sono stati i miei principali “Covid” personali. Ne ho imparato che soffri molto, ma se lasci che ti cambi ne esci migliore. Se invece alzi le barricate, ne esci peggiore», chiosa il Pontefice.



